2/3/2006 ore: 10:04
"Cgil" Fuori concertano, dentro sono divisi
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Fatti e personaggi Le ragioni dell'ottimismo di Epifani sono numerose. La prima ? che la ditta funziona: gli iscritti crescono, e crescono pi? tra i lavoratori attivi che tra i pensionati, che pure sono circa tre milioni su cinque milioni e mezzo di tesserati. Negli ultimi anni la Cgil ha guadagnato terreno nelle elezioni delle rappresentanze di base, anche nei settori del pubblico impiego, feudi tradizionali di Cisl e Uil. La seconda ? che la prospettiva di una vittoria elettorale del centrosinistra fa sperare nella fine di una stagione tutta in difesa, qu ale ? stata quella del governo Berlusconi soprattutto fino al 2004, quando la Confindustria era guidata da Antonio D'Amato. La terza ? che il nuovo scenario politico potrebbe consentire alla Cgil di giocare la partita dell'unit? sindacale da posizioni pi? forti rispetto agli ultimi cinque anni. C'? poi l'imminente uscita di scena di Savino Pezzotta: il rapporto con il segretario della Cisl ? stato spesso ruvido e talvolta Epifani ? sembrato soffrire la personalit? pi? battagliera del collega bergamasco. Anche l'annunciato avvento di Raffaele Bonanni potrebbe quindi rendere pi? agevole il dialogo tra la Cgil e il sindacato di via Po. E infine non va sottovalutato che, a tre anni e mezzo dall'insediamento, Epifani sembra aver acquisito un pieno controllo della struttura mentre non si ? manifestata alcuna alternativa credibile alla sua leadership: cos? adesso si sente il segretario generale della Cgil e non pi? il successore di Sergio Cofferati. La discussione ? complessa e non semplicemente riducibile alla contrapposizione tra innovazione e immobilismo, come ha dimostrato il faccia a faccia tra Eugenio Scalfari e Pietro Ichino pubblicato dal sito www.lavoce.info. Ma ugualmente le stesse reazioni un po' legnose alle provocazioni di Ichino segnalano la timidezza della Cgil di fronte alla necessit? di affrontare il declino italiano inventando qualcosa di nuovo. Scorrendo le ponderose ?tesi congressuali? si nota per esempio quante difficolt? gli economisti ?di area? riuniti da Marcello Messori intorno alla Fondazione Di Vittorio hanno incontrato nel tentativo di far passare l'idea che le liberalizzazioni valgono i loro costi sociali, o quella che una moderna politica industriale non pu? consistere nella difesa di tutto quello che c'?. Ha fatto giustamente rumore l'energia con cui Epifani ? andato al congresso della Fiom a spiegare a Rinaldini e Cremaschi che i metalmeccanici non sono pi? l'ombelico della Cgil, dove peraltro la categoria pi? numerosa ? ormai quella del pubblico impiego, quasi per definizione la pi? conservatrice. Nel frattempo ? rimasto lontano dalla luce dei riflettori il riassorbimento della pattuglia riformista condotto nei mesi pre-congressuali. Una silenziosa ricucitura che doveva essere suggellata portando Agostino Megale - esponente di spicco dei riformisti - alla segreteria del Veneto: l'operazione non ? riuscita per l'opposizione delle strutture locali, ma in ogni caso la piccola componente riformista si considera sostanzialmente esaurita con la fine del movimentismo cofferatiano e ha aderito senza frizioni al progetto di Epifani per consolidare l'unit?. Interna naturalmente. E un po' immobile. |