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"Buongiorno" Il Natale egoista
"Buongiorno" Il Natale egoista

3 dicembre 2002
| Buongiorno |
di Massimo Gramellini
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Il Natale egoista
Per la strada comincia a montare la ressa nevrotica di tutti i natali, eppure i commercianti contemplano sconsolati le loro vetrine, irte di prezzi eurorepellenti. Dicono che la gente entra, ma non compra regali. Anzi, che li compra soltanto per sé. Le Unioncamere confermano la nuova tendenza egoistica: un italiano su tre, e al Nord anche di più, passerà le feste lontano dalla famiglia. E tanti per la prima volta partiranno strategicamente prima del 25 dicembre, in modo da dribblare l'adunata familiare, ultimo rito di un mondo di affetti obbligati che sembra avviarsi all'estinzione.
Interpretazione crepuscolare: la paura del futuro, che ha fatto scappare i soldi dalla Borsa, li dirotta adesso sugli sfizi personali. Non si crede più nel risparmio e tantomeno nel prossimo, derubricato a esigenza voluttuaria. Molti magari danno qualcosa a un'associazione benefica per tacitarsi la coscienza, ma con la scusa della crisi desertificano la lista dei parenti da gratificare con un omaggio che spesso era imposto dalle convenzioni, ma che comunque scaldava la vita.
Interpretazione «buongiornista»: l'egoismo è in aumento (va sempre di pari passo con la paura), ma ci sono anche nuovi reticoli d'affetto che si fondano sulle amicizie fluttuanti più che sui vincoli di sangue, e che i regali innaffiano in base agli impulsi del cuore più che a quelli del calendario. Così questa tirchieria potrebbe non essere solo un male. A patto che non penalizzi i bambini: il Natale è l'ultima favola che gli sappiamo ancora raccontare.
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