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"Buongiorno" Gli eroi disarmati
"Buongiorno" Gli eroi disarmati
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Buongiorno
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di Massimo Gramellini
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Gli eroi disarmati 28 novembre 2001
Da grande voglio fare il pompiere, dicevano un tempo i bambini, ammaliati da un lavoro costruito su attese infinite e scatti improvvisi: l’essenza di ogni emozione. Forse ricominceranno a dirlo, adesso che l’Occidente è una camera a gas che quando parla di capi e modelli pensa solo alle sfilate di moda e ha eletto a suoi ultimi, emblematici eroi coloro che spengono le fiamme del mondo. Dei pompieri che a Manhattan come a Montesacro si giocano la pelle in mezzo alle tragedie affascina il coraggio disarmato, virtù rara in epoche di violenza e vigliaccheria.
Questa è gente che va nel luogo da cui tutti scappano. E ci va per meno di 2 milioni al mese e senza la retorica di altri mestieri a rischio, abitati talvolta da spostati esistenziali. Ma forse c’è anche qualcosa di meno evidente che ci colpisce in loro. Il fatto che siano fra i pochi ad aver già realizzato la più moderna delle istituzioni sociali: quella «famiglia lavorativa» raccontata in tv da «Distretto di polizia», in cui i vincoli fra colleghi si affiancano a quelli di sangue, fino a prenderne il posto. A New York e a Roma, decine di vigili del fuoco hanno rischiato fino alle lacrime pur di tirar fuori dalle macerie i commilitoni. Perché non erano compagni occasionali di stipendio, ma fratelli di elezione. Quelli con cui, finito il turno, si va a cena e si vive, sapendo che poi ogni tanto si muore.
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