22/2/2006 ore: 11:14

"BladeRunner" Silvio e Romano, il match dei bebè

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    mercoled? 22 febbraio 2006

    Pagina 5 - Primo Piano

    STRATEGIE SIMMETRICHE - IL PROFESSORE STANZIA 800 MILIONI E IL CAVALIERE RILANCIA SULLE PENSIONI

    Silvio e Romano, il match dei beb?
      analisi
      Alessandro Barbera

      ROMA
      La guerra dei bonus beb? ? iniziata. Pochi giorni fa il premier aveva annunciato trionfalmente l’invio delle lettere a seicentomila infanti. Cari neonati - scriveva Berlusconi - entro poche settimane (sicuramente prima del voto, ndr) potrete andare a ritirare un bel bonus da mille euro. Basta che siate nati nel 2005 e non siate stranieri (ma la lettera ? stata spedita anche a loro). La Finanziaria li ha promessi anche a chi ? nato nel 2006, ma in questo caso lo status da rispettare ? quello di secondogeniti. Ora arriva l’aspirante premier. Altro che mille euro una tantum: Romano Prodi ieri ne ha promessi 2.500 all’anno per i primi tre anni di vita. Un lusso che in Italia si possono permettere solo nella ricchissima provincia autonoma di Bolzano (quasi cinquemila euro a beb?). Il leader dell’Unione non ? pago e tenta l’affondo sugli asili. Il governo in Finanziaria non ? riuscito ad andare oltre una detrazione di poco pi? di 200 euro all’anno per ogni bimbo iscritto. Prodi mette il cuore oltre l’ostacolo e propone ?un grande piano nazionale per tremila nuovi asili in tre anni?. E poi, siccome le famiglie faticheranno comunque ad arrivare a fine mese, la promessa (questa volta generica) per il tempo della scuola: l’estensione del bonus, ?compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica?, fino ai 18 anni.

      A scanso di equivoci il professore correda la sua ipotesi con qualche cifra. Ottocento milioni di euro il primo anno, poco pi? di un miliardo a partire dal secondo. A meno di non varare la programmazione delle nascite alla cinese i conti gi? non tornano: 2.500 euro a bambino moltiplicato per i circa 600 mila nati dell’anno scorso fanno un miliardo e mezzo di euro per il solo primo anno. L’ipotesi pi? plausibile ? che Prodi parlasse di un bonus che esclude le fasce di reddito pi? alte. I numeri, si sa, sono ormai merce opinabile. Lo sa bene il governo che sul fisco ha dovuto rivedere pi? di una volta i suoi piani: aveva promesso prima le due aliquote (23% e 33%), poi il taglio dell’Irap di quattro miliardi l’anno per tre anni e un piano per introdurre il cosiddetto ?quoziente familiare? da oltre dieci miliardi di euro. Chiude la legislatura con un bilancio ben pi? magro: un mini-allargamento della no tax area, sei miliardi di sgravi (ma quasi tutti a favore dei redditi medio-alti) la trasformazione delle deduzioni in detrazioni. Ha portato le pensioni minime a cinquecento euro, ma con l’ultima Finanziaria aveva promesso di portarle a ottocento. Non se ne fece nulla. A conti fatti si sono resi conto che - per dirla con Tremonti - mancava la trippa. Berlusconi promette di farlo ?nei primi cento giorni di governo?. Se ne sta discutendo in queste ore nel gruppo sul programma del centro-destra che entro venerd? dovr? aver finito il lavoro. Almeno questa volta si sono fatti i conti prima. Nell’ultima bozza messa a punto dal consigliere economico del premier Renato Brunetta si prevede una spesa ?nell’arco della legislatura? di circa quattro miliardi di euro.
        ?Se qui giochiamo a chi la spara pi? grossa non se ne esce?, ammette l’economista. ?Per questo ho proposto di presentare un Dpef “elettorale” con realistiche previsioni di spesa per l’intera legislatura. A lanciare buone idee si fa presto. Renderle finanziariamente coerenti ? pi? difficile?. Se poi si parla di famiglia, la coerenza diventa difficilissima. Al grido di ?pi? soldi per le famiglie? per ingraziarsi il voto cattolico, le risorse a loro favore continuano a languere. L’ultima Finanziaria ha stanziato un miliardo di euro. Pochissimo se lo si raffronta al gap fiscale che ci divide dai Paesi a noi vicini. Con un reddito medio di trentamila euro un single italiano paga circa ottomila euro di Irpef, in Francia poco pi? di quattromila, in Germania seimilacinquecento. Con lo stesso reddito, ma un coniuge e due figli a carico, in Italia si paga quasi settemila euro, in Francia mille, in Germania cinquecento.