31/1/2007 ore: 10:03
"BaseUsa" Vicenza, sfuma anche il referendum
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Pagina 4 - Politica/Oggi Vicenza, sfuma anche il referendum. Torna il muro contro muro «La scorsa estate abbiamo bussato a tutte le porte - osserva ad esempio Patrizia Balbo, una delle esponenti dei comitati per il No - e nessuno ci ha dato ascolto, Noi abbiamo documenti che dimostrano che anche gli uffici tecnici del Comune erano consapevoli che il progetto Usa è in contrasto con i piani urbanistici della città, si prepara un’operazione devastante». «Ora tutti vogliono aprire tavoli di confronto - osserva polemicamente Giovanni Rolando, consigliere Ds autosospeso (area Salvi) - noi riteniamo che si discuta nell’interesse della città, ma prima ci devono dire perché per due anni non hanno detto nulla. Prima devono vuotare il sacco». Un No secco all'offerta di “concertazione” viene dalla Cgil diretta a Vicenza da Oscar Mancini: «Per prima cosa - dice - si deve smettere di parlare di ampliamento perché il piano prevede una nuova base in una zona lontana da quella occupata dalla Ederle. Non siamo disponibili a sederci ad un tavolo attorno al quale si discuta solo di ammorbidire l’impatto ambientale. La maggioranza dei vicentini non vuole la nuova base, non si tratta dunque di decidere se verrà costruita in stile palladiano o dorico, ma di fermare la colata di cemento». Mancini guarda al 17 febbraio quando la Cgil sfilerà «con il movimento». Il deputato di Rifondazione Paolo Cacciari dice che le Ferrovie hanno già esaurito la disponibilità di treni speciali. La Cisl scuola di Vicenza ha aderito alla marcia del 17 febbraio, ma la Cisl che riunisce i lavoratori (744) della Ederle si schiera, per bocca di Sarah Peruffo «per un tavolo di confronto con le categorie per migliorare il progetto e lavorare assieme». «Gli americani - dice la sindacalista ed esponente dei comitati per il Si - sono sensibili» ai problemi di impatto ambientale. «Che sono enormi - interviene Antonio Della Porta, uno dei tre consiglieri Ds che non si sono autosospesi - sull’altro lato della strada del Dal Molin è prevista la realizzazione di alloggi per 1600 persone, metà di edilizia convenzionata. La gente del quartiere si sente abbandonata. Se non si può tornare indietro sulla decisione presa da Prodi allora occorre far sentire tutto il nostro peso per strappare le necessarie garanzie per la sicurezza della popolazione». Ieri sera intanto anche i cinque “saggi” nominati dal consiglio comunale per decidere sulla questione del referendum si sono divisi: 3 sono per il no alla consultazione, 2 per il Sì. Se le posizioni saranno confermate la vicenda referendaria appare per sempre chiusa. |