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gioved? 1 giugno 2006
Pagina 6/7 - Economia
L?Intervista
Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, replica al governatore ?Basta con le riforme niente cambiamenti almeno fino al 2008?
LUISA GRION
ROMA - ?Sulle pensioni - dice - bisogna muoversi con grande cautela e prudenza?. Quindi - pur apprezzando la relazione del governatore della Banca d?Italia Mario Draghi - l?invito ad alzare l?et? pensionabile non sar? accolto. Non ora, almeno. Cesare Damiano, ministro del Lavoro, precisa semmai di voler restare, pur se con qualche aggiustamento, ?nel solco indicato dalla riforma Dini nel 1995?.
Ministro, il governatore Draghi ha per? stilato una lunga lista di paesi nei quali l?et? media d?uscita dal lavoro ? superiore a quella registrata in Italia. Possiamo permetterci di non fare una revisione in tal senso?
?La revisione ci sar?, ma sul sistema che entrer? in vigore dal 2008. Sarei contrario ad introdurre ulteriori riforme. Possiamo parlare di aggiustamento, certo: al di l? di qualsiasi valutazione, per esempio, bisogna reintrodurre in Italia un metodo di uscita flessibile dal mondo del lavoro verso la pensione. Il punto d?equilibrio va trovato fra le quantit? di contributi versati e l?et? in cui si va in pensione. Prima si lascia il lavoro, minore sar? l?assegno?.
Draghi sembra piuttosto dubbioso sul fatto che ci? possa bastare per mantenere gli equilibri finanziari.
?Nel valutare la situazione attuale, bisogna tener conto del fatto che gi? oggi ci sono persone che hanno cumulato 27 anni di contributi tutti maturati con il nuovo sistema contributivo. E che le riforme degli anni Novanta, dal 1996 al 2000, hanno messo a segno risparmi per 200 mila miliardi di vecchie lire. Su questo terreno, credo allora che si debba agire con grande prudenza. E in ogni caso la valutazione dell?intero sistema pensionistico va fatto nell?ambito di una manovra complessiva che deve essere decisa dal governo nella sua collegialit? ?.
Quando lei parla di aggiustamenti, si riferisce all? abolizione del cosiddetto ?scalone? (il passaggio secco dai 57 ai 60 anni di et? per aver diritto alla pensione di anzianit? introdotto da Maroni, ndr)?
?S?, a quello?.
E come sar? coperto il costo di tale operazione?
?Con una conseguente revisione che ci permetter? di mantenere gli equilibri finanziari?.
Come?
?I parametri sui quali agire sono sempre gli stessi: si potrebbe immaginare un leggero ritocco sull?et? flessibile d?uscita che andava, prima della controriforma Maroni, dai 57 ai 65 anni con 35 anni di contributi. Oppure rivedere le modalit? di calcolo, come d?altra parte gi? messo in preventivo dalla stessa riforma Dini. Le soluzioni, chiaramente, andranno trovate discutendone con le parti sociali?.
Draghi, nella sua Relazione, ha parlato anche della necessit? di sviluppare subito la previdenza complementare. Pensa anche lei che si tratti di una priorit??
?Condivido quanto chiesto dal governatore. Anche perch?, partita negli anni Novanta, la previdenza integrativa ha avuto un decollo lento e faticoso. Penso che invece debba essere estesa anche al pubblico impiego e al lavoro atipico?.
Nel plauso generale suscitato da discorso del governatore si sono distinte le critiche del sindacato. Non ? stato detto nulla, hanno commentato, riguardo alla distribuzione del reddito. Lei come ha trovato la Relazione?
?L?ho trovata apprezzabile, sia per quanto riguarda la priorit? attribuita alla crescita, che per quanto riguarda il rigore con il quale ha constatato che il rapporto deficit/Pil ? stato sfondato al di sopra del 4 per cento. Mi ? sembrata importante la parte in cui si parla della necessit? di attuare la flessibilit? senza cadere nel precariato, e anche quella in cui si accenna agli ammortizzatori sociali e alla priorit? di dare dignit?, per esempio, all?assegno di disoccupazione. Una buona Relazione, insomma, che risponde alle esigenze del paese agendo sul versante delle equit?.
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