30/5/2007 ore: 11:10
"Analisi" La breccia dei tre anni
Contenuti associati
Pagina 25 - ECONOMIA & FINANZA ? il punto di svolta per gli accordi del luglio 1993 davanti alla breccia dei tre anni ROMA I sindacalisti pi? ?anziani? lo sanno, sono cose che possono succedere: firmi in fretta e furia il solito sofferto accordo dopo trattative notturne condite con panini secchi ed aranciate sgasate, e ti arriva addosso uno tsunami che ridisegna completamente il paesaggio delle relazioni sindacali di un paese. ? gi? capitato: per la contrattazione articolata, per l’istituzione prima e la cancellazione poi della scala mobile, e forse sta ricapitando anche adesso. S?, perch? sono in molti a pensare che l’intesa di Palazzo Chigi nella notte tra luned? e marted? possa rappresentare un punto di svolta, la ?breccia? nella diga attraverso cui passer? l’ondata che spazzer? via - consegnandolo, con rispetto, alla storia - il sistema contrattuale stabilito negli accordi del luglio del 1993. Si comincia tra poco, con il prossimo pacchetto di contratti nazionali dei pubblici dipendenti, gi? in discussione dal prossimo anno. Dureranno non due, ma tre anni: per permettere - dice il protocollo siglato ieri - la valutazione corretta della produttivit? dei lavoratori del pubblico impiego, ma anche e soprattutto per ?raffreddare? l’endemico conflitto scatenato dalla cadenza ravvicinatissima con cui si contrattano gli aumenti salariali. Nel pubblico, ma anche e soprattutto per il lavoro privato. Ieri alcuni osservatori hanno notato come al termine del direttivo della Cgil - l’organizzazione che sulla carta si era dimostrata pi? ostile alla ?triennalizzazione? voluta fortemente dal governo - il sindacato guidato da Guglielmo Epifani abbia approvato a larga maggioranza una linea di cauta apertura: sia pure dopo la firma dei contratti di metalmeccanici e alimentaristi, ha detto Epifani, ?il sindacato dovr? concentrarsi sulla revisione complessiva del modello contrattuale. Dovr? farlo in prima persona, nell’interesse del sindacato e senza lasciarsi dettare i tempi dall’esterno?. Che invece Uil e Cisl siano pronte a discutere di contratti a cadenza triennale ? dato gi? acquisito da tempo, come ieri ha puntualizzato il numero uno Uil Luigi Angeletti. Che anche Confindustria voglia i contratti triennali, lo ha detto al nostro giornale il vicepresidente Alberto Bombassei. ? perfettamente possibile, come auspicano diversi autorevoli esponenti di governo, che con un po’ di pazienza tirando il filo della riforma della cadenza della contrattazione si possa arrivare a una pi? ampia intesa generale. Una nuova politica dei redditi, con meno tavoli di concertazione, ma pi? efficaci; una contrattazione nazionale che favorisca il contenimento della conflittualit?, senza penalizzare troppo la funzione ?solidale? e di recupero salariale del contratto di categoria; pi? potere e risorse e incentivi alla contrattazione aziendale, perch? nelle imprese dove le cose vanno bene i lavoratori possano guadagnare molto di pi?. Poi, ci sono i pessimisti, quelli che ritengono che la ?breccia? si richiuder? ben presto. Del resto, la Cgil dice che tratter? solo dopo una ipotetica intesa per il contratto dei metalmeccanici. E la distanza tra richieste di Fim-Fiom-Uilm e controproposte di Federmeccanica ? davvero colossale. |