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"Analisi" Il tribuno elegante (S.Romano)

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    domenica 3 dicembre 2006
      Prima Pagina - Editoriale


      Il segreto del successo di un leader
        Il tribuno elegante

        di Sergio Romano
          Se il giudizio sulla grande manifestazione di Roma dipendesse esclusivamente dal programma e dai propositi contenuti nel discorso di Silvio Berlusconi, potremmo limitarci a constatare che nulla di quanto ? stato detto a Piazza San Giovanni ? particolarmente nuovo e convincente. L’uomo che assicura un futuro radioso ? stato presidente del Consiglio e ha governato il Paese sino alla scorsa primavera. Il leader che promette sviluppo non ? riuscito a impedire che il tasso di crescita del suo Paese, nei cinque anni del mandato, fosse estremamente modesto. Il leader che ha fatto della libert? il tema dominante del suo discorso non ? riuscito a riformare gli ordini professionali, ad abolire il valore legale del titolo di studio e a ridurre ulteriormente la presenza dello Stato nell’economia. L’uomo che dichiara ai giovani di avere a cuore la loro sorte, non ha fatto nulla per impedire che essi debbano pagare con il loro lavoro, per molti anni, le troppe pensioni ?di anzianit? della societ? italiana.

          Non tutto, naturalmente, pu? essere rimproverato a Berlusconi. La situazione economica europea era generalmente mediocre, la coalizione era eterogenea e il sistema politico italiano costringe il presidente del Consiglio a navigare con difficolt? tra compagni di viaggio rissosi che rimettono continuamente in discussione l’unit? del governo. Molto di ci? che sta accadendo in questi mesi al governo di Romano Prodi era gi? accaduto al governo Berlusconi. E la crescita dell’economia italiana nel corso del 2006 (stimata all’1,7%) non ? probabilmente merito n? dell’uno n? dell’altro.

          Ma Berlusconi parla come se fosse un uomo nuovo. E’ questo l’aspetto pi? interessante del suo discorso di ieri. Un leader che non ? riuscito a mantenere le promesse del 2001 e che ha impiegato una parte del suo tempo a risolvere in Parlamento i suoi problemi personali, pu? entusiasmare pi? di met? del Paese. Spero che il governo non si faccia illusioni. Deve riconoscere che la manifestazione romana ? stata uno straordinario successo e deve chiedersene i motivi.

          La prima ragione ? il pessimo spettacolo che la maggioranza ha dato di s? nei primi sei mesi del suo governo. Una maggioranza che litiga quotidianamente di fronte alla pubblica opinione e un governo in cui ministri e sottosegretari si comportano come se fossero all’opposizione, non sono credibili. Una Finanziaria che aumenta le entrate per risanare i conti dello Stato, ma non fa nulla per riformare il Paese, ? destinata a scontentare anche quelli che avevano sperato nelle virt? dell’alternanza.

          La seconda ragione ? la massa di malumore e risentimento che gli italiani provano per la loro classe politica. Berlusconi dovrebbe essere, come qualsiasi altro uomo pubblico, l’oggetto di questo risentimento, ma ? colui che, paradossalmente, ne trae vantaggio. Ottiene questo risultato con una retorica efficace e una straordinaria capacit? di comunicazione. Forse soltanto Tony Blair, in Europa, riesce a stabilire un rapporto cos? intimo con il suo pubblico. Anche quando non convince con i suoi argomenti, Berlusconi ? sempre un elegante, attraente ?tribuno della plebe?. Ma il vero segreto del suo successo ? nella sua capacit? di lusingare la folla, di sfruttare le sue paure e di alimentare i suoi pregiudizi. Non ? senza significato che in tutto il suo discorso mancasse il bench? minimo cenno all’Europa, alla globalizzazione e alla necessit? di affrontarne le sfide. Peccato, perch? sono queste le due realt? da cui dipende il futuro dell’Italia.