28/10/2005 ore: 10:37
«A Billè chiediamo più trasparenza»
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ECONOMIA ITALIANA Pagina 18 La base di Confcommercio divisa dall'«asse» con Ricucci Gli organismi di vertice di Confcommercio hanno rinnovato la fiducia a Billè (che intanto ieri ha annunciato un'azione legale contro «Il Sole-24 Ore») in carica fino al 2008. Ma il «caso via Lima» sta dividendo i commercianti. E nei prossimi giorni ci sono passaggi impegnativi. Nove saggi sono al lavoro, domani si riunisce l'assemblea di Federdistribuzione, il 16 novembre ci sarà un Consiglio confederale e il 5 dicembre l'assemblea di bilancio. Il malessere tra le Ascom è palpabile, da Nord a Sud molti si smarcano. Carlo Sangalli, presidente dei commercianti di Milano e Lombardia (contano per almeno un terzo dell'intera Confcommercio) ha ricordato a Lecco che è meglio ascoltare le richieste dei commercianti invece dei consigli dei finanzieri. Un nuovo segnale che Milano non firma più cambiali in bianco. «Ho scritto in questi giorni una lettera a Billè - commenta Ugo Margini, presidente del'Ascom di Parma -. Ho gravi problemi con gli associati, mi rimproverano l'operazione immobiliare di via Lima, mi chiedono contributi promozionali, che non posso dare sempre, e il pensiero va ai 39 milioni spesi per la nuova sede. Alla fine si sta rivelando una speculazione che sta cadendo sulle spalle di tutti. Invece ci sono Ascom interessate da gravi difficoltà come Rimini, Bari o diverse realtà della Calabria». «Oggi - aggiunge Margini - gli operatori commerciali soffrono per la crisi dei consumi, c'è bisogno di servizi ma anche di trasparenza, tant'è che facciamo certificare il nostro bilancio. Insomma, bisogna ripartire dalla base e per la base vanno spesi i soldi». Anche in Sicilia, terra natale del presidente di Confcommercio, è l'ora dei distinguo. «Billèha operato nella pienezza dei suoi poteri - sottolinea Giovanni Arena, presidente dell'Ascom di Catania - e ha avuto piena fiducia da Giunta e Consiglio confederale. Il fondo del presidente extra bilancio esiste da sempre, sono risorse che solo lui sa quante siano e può farne quello che vuole, nessuno deve mettere il naso. Dell'operazione di via Lima, però, non so nulla. Ma il problema è un altro - prosegue - e riguarda chi ha dato la delega a Billè: siamo noi commercianti, e se c'è stato un eccesso di delega è solo colpa nostra. Certo Billè ci ha portato molto in alto. Oggi contiamo tantissimo, ma il bisogno di una sterzata è profondo, c'è troppo distacco tra la base e Confcommercio e tutti sanno che un terzo delle associazioni arranca». C'è chi è cauto: «La situazione è in divenire - ribatte Enrico Lupi, presidente del l'Ascom di Imperia -. Meglio aspettare e valutare con obiettività, non so nulla di immobili». E chi applaude: «Riconfermiamo piena fiducia a Billè - sottolinea Amerigo Varotti, direttore dell'Ascom di Ancona -. Ha fatto uscire Confcommercio dall'anonimato e oggi la base non ha nessun problema. Le polemiche si placheranno da sole». Ma la necessità di una svolta è condivisa. «Bisogna tener conto delle trasformazioni del settore commerciale - ribatte Renato Salvadori, presidente dei commercianti di Treviso - con la riforma Bersani solo chi innova va avanti e la politica di Confcommercio dovrebbe oggi concentrarsi su questo. Per il resto, nessun commento su via Lima, ma vogliamo capire». «Billèresta nella sua piena legittimità - dice Alberto Marchiori, presidente di Ascom Pordenone - ma dei cambiamenti sono necessari. Con lui Confcommercio ha fatto un grande salto di qualità, però bisogna affrontare nuove sfide. In Friuli, ad esempio, si va verso la liberalizzazione piena di orari e aperture festive che noi contestiamo. Non so perchè abbia fatto l'operazione con Ricucci, tutti vogliamo sapere, anche perchè tutti sapevano del fondo extra bilancio». Anche tra le Federazioni c'è fermento. Domani i riflettori sono puntati su Federdistribuzione che sta per rinnovare il patto federativo con Confcommercio e, dopo gli scontri seguiti all'approvazione dell'ultimo contratto di lavoro, ha puntato i piedi e chiesto, per rimanere nell'orbita della Confederazione, di avere molti più poteri. Il presidente di Federmoda Renato Borghi, milanese, ha apertamente chiesto che vi sia maggiore trasparenza negli affari interni di Confcommercio. «Vogliamo chiarezza», conclude Giovanni Risso, presidente della Federazione italiana tabaccai.
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