7/3/2007 ore: 11:31
"8marzo" Racconti: Quote Rosa (V.Giannoli)
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Pagina 5 - Kultur e resistere al precariato di genere di trovare un impiego, tra concorsi (Dove non si parla d’amore? di Daniela Russo) e flessibilità senza diritti. la parità effettiva in molti campi e al tempo stesso indica un sistema protezionistico per porvi un marginale rimedio. L’antologia stessa è una “quota rosa”, un luogo riservato dove le donne si raccontano e tramite le loro storie parlano di un presente fatto di incertezze e di crisi dei ruoli tradizionali, di un’Italia attuale e lacerata dalla non coincidenza di bisogni, desideri e realtà. Una letteratura non per donne - anche se la “quota” delle lettrici supera statisticamente quella dei lettori - ma di donne, che racconta meglio di saggi e indagini sociologiche la condizione femminile in maniera new-realistica e spesso ironi- ca. Il concetto di “quote rosa” può apparire limitativo e può sembrare un controsenso il fatto che un libro che vuole sfatare il mito di una disuguaglianza di opportunità adotti quell’espressione per il titolo. Ma il senso è proprio qui: nel fatto che sarebbe meglio non ci fosse bisogno di istituire “quote rosa”, di considerare le donne come una specie da proteggere e tutelare, con distinzione. Un “diverso”, nel senso non qualificativo del termine. Ricorda Grazia Verasani che Marx diceva: «La libertà delle donne è il primo termometro per misurare il progresso di una società».Anche questa biografia collettiva vuole essere un termometro, per misurare lo stato di salute di una letteratura al femminile in grado di non parlare solo del proprio ombelico, di batticuori, erotismo e isterismo. Alle autrici è stato di affrontare tematiche sociali, «di uscire da se stesse, da un intimismo di maniera, per raccontare storie dove l’autobiografismo si mescola alla finzione, il personale diventa universale». Quasi un richiamo ad uno degli slogan della seconda ondata del femminismo: «Il personale è politico». Il rischio di questa “sperimentazione rappresentativa” è quello di cadere nella categorizzazione, di raccontare quelle «Donne-Tipiche» demonizzate da Patrizia Caffiero in Di che sesso sei? e opposte al «Maschilista estremista» in un’impossibile «Utopistica Grande Riconciliazione dei Sessi». Funzionano, meglio dei discorsi vetero femministi, le prove più brillantemente ironiche come Un libro ti salva la vita di Nadia Terranova o narrativamente dense e stilisticamente ritmate come Bruno di Barbara Delfino. presenti, ma non come semplici declinazioni dell’amore; sono soprattutto sentimenti di esistenza e di resistenza, anche fisica, alla precarietà. Se si volesse provare a tracciare una biografia sintetica delle autrici ne verrebbe fuori un elenco dei lavori più disparati e a breve termine, da far concorrenza alle esperienze de Il mondo deve sapere di Michela Murgia: stagista, interprete, traduttrice, assistente sociale, correttrice di bozze, cameriera, promoter, volontaria, skipper, sceneggiatrice, assistente di produzione, blogger, disoccupata. Resistenza emozionale, in secondo luogo, di un entusiasmo che sopravvive, a volte, nonostante tutto, come l’erbaccia ai giardini pubblici, o ifunghi che spuntano nella città di Marcovaldo.Velenosi e inquinati, ma che rappresentano pur sempre un miracolo. Resistenza intellettuale, infine, alla fatica di dover sempre dimostrare di valere qualcosa oltre l’apparenza, la “bella presenza” spesso richiesta. Come nel racconto che chiude il libro, Poco importa di Grazia Verasani, la sfida è tra etica e politica: una ribellione dell’intelligenza ai compromessi, alla connivenza con la corruzione, all’uso del proprio corpo per arrivare là dove la meritocrazia non premia. |