23/9/2026 ore: 18:21
Ministero della Giustizia, senza stipendio le lavoratrici e i lavoratori dell'appalto: proclamato lo stato d'agitazione
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Da oltre una settimana le lavoratrici e i lavoratori della cooperativa Verbatim, impiegati nell'appalto per la documentazione degli atti processuali attendono il pagamento della retribuzione relativa al mese di agosto 2026. Di fronte a una situazione tanto grave quanto inaccettabile questa mattina Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti hanno proclamato lo stato di agitazione.
La scorsa settimana le organizzazioni sindacali avevano inviato una diffida a Verbatim, al Consorzio Ciclat e al Ministero della Giustizia, chiedendo il pagamento immediato delle retribuzioni dovute. Successivamente, è stato appreso che il Consorzio aveva anticipato a Verbatim le risorse da destinare al pagamento degli stipendi di agosto, ma mai arrivate alle lavoratrici e ai lavoratori.
Le organizzazioni sindacali sono state ricevute dal Ministero della Giustizia il 22 settembre, dove, nel corso dell’incontro, hanno rappresentato la gravità della situazione, resa ancora più critica dalla persistente incertezza in merito al pagamento delle retribuzioni ancora dovute.
L’incontro è stato, inoltre, un’importante occasione per sottoporre all’attenzione del Ministero gli elementi da prendere in considerazione nella definizione del nuovo bando di gara, con l’obiettivo di migliorare le condizioni lavorative e retributive del personale impiegato nell’appalto e di valorizzarne l’indubbia professionalità.
In risposta ai comunicati diffusi da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti, la cooperativa Verbatim ha comunicato la possibilità che le retribuzioni non ancora corrisposte vengano finalmente erogate, senza tuttavia fornire alcuna indicazione temporale precisa. Le lavoratrici e i lavoratori si trovano, pertanto, ancora una volta in una situazione di estrema incertezza.
Per tali ragioni, le organizzazioni sindacali confermano lo stato di agitazione e ribadiscono l’assoluta urgenza di un confronto che possa fornire garanzie concrete affinché una situazione così grave e umiliante non si ripeta in futuro per nessuna lavoratrice, nessun lavoratore e nessun professionista impegnato nell’appalto.