Roma, 28 Febbraio 2011



Il 24 febbraio scorso, si è tenuto l’attivo nazionale delle delegate e dei delegati della Vigilanza Privata.

E’ stato molto partecipato sia nei numeri, erano presenti circa 180 persone, sia negli interventi che sono stati molti.

La sera del 23 febbraio, ci è giunta la risposta alla richiesta di incontro inviata immediatamente dopo l’incontro del 14 gennaio, presso il Ministero del Lavoro.

Le date proposte sono il 24 o il 25 marzo. Dovremo, cioè, attendere ancora un mese. Inoltre, Federsicurezza, che ha saputo della nostra iniziativa e del presidio del pomeriggio, ha inviato, nella serata del 24, una comunicazione con cui ci informava che, qualora avessimo mantenuto l’iniziativa, avrebbe ritirato la sua delegazione dall’incontro. In sostanza, gli equilibri sono talmente fragili che, una piccola iniziativa di protesta dopo 26 mesi dalla scadenza del CCNL, può comprometterli.

Quanto proposto dalla relazione introduttiva, che trovate in allegato, e dalle conclusioni del Segretario generale, Franco Martini, è stato condiviso da tutti gli interventi:

Alla luce degli ultimi avvenimenti che coinvolgono la nostra categoria, la firma separata del CCNL del terziario, tutte le vertenze aperte della nostra categoria, assumono ancora più importanza.

E’ necessario coinvolgere tutti i delegati e tutti i lavoratori, ed informarli sulle nostre ragioni e sulle nostre proposte, a partire da subito. A questo scopo, stiamo predisponendo un volantino che vi invieremo in tempi brevi.

Vi chiediamo di informarci sulle iniziative che metterete in campo, dando, come sempre, la nostra disponibilità a prendervi parte.


p. La FILCAMS Cgil Nazionale
Sabina Bigazzi



ATTIVO NAZIONALE DEI DELEGATI DELLA
VIGILANZA PRIVATA 24 febbraio ’11

RELAZIONE DI SABINA BIGAZZI



Sono passati 26 mesi dalla scadenza del vostro, del nostro contratto, ed oggi siamo qui.
E siamo qui, non perché siamo giunti ad un punto nodale della trattativa, e dobbiamo quindi assumere una decisione in merito, ma per confermare una situazione di totale immobilità, soprattutto delle nostre controparti.

Eppure, in questi 26 mesi, sono successe molte cose estremamente importanti per il nostro settore, alcune molto positive, altre che destano grande preoccupazione, se non molto negative.
Ma tutte, se avessimo davanti controparti lungimiranti, attente al settore, e non associazioni mosse da meri interessi di “bottega”, avrebbero dovuto imprimere una svolta al negoziato, potevano essere colte come occasioni.
Dicevo, molte cose sono successe, e vale la pena ricordarle, anche se, in alcuni casi, brevemente.

La Commissione Europea, approverà a breve, una direttiva sul trasporto valori transfrontaliero, che, nonostante la ferma opposizione nostra e del Sindacato Europeo, conterrà aspetti molto critici:
Per fare un esempio, se dalla Slovenia vengono effettuati trasporti valori verso l’Italia, supponendo che la retribuzione della Slovenia sia inferiore alla nostra, alle Guardie Giurate dovrà essere riconosciuta la retribuzione del nostro 6° livello, la minima, appunto. Il dumping che ne potrà derivare è evidente.
E dato che l’emanazione di questa direttiva, trae origine, in primis, da forti pressioni ad opera della banca europea e dei grossi gruppi bancari europei, è così folle immaginare, che in un futuro non lontano, anche gli appalti per la Vigilanza delle banche, vengano fatti a livello europeo?
E quando questo avverrà, il sistema delle imprese italiane del settore, non sarà in grado di reggere la competizione con le grandi multinazionali.
Basta pensare, che secondo il rapporto Federsicurezza 2010, quindi fonte delle imprese, il 46% delle imprese italiane del settore ha da 0 a 5 addetti, il 30%, da 16 a 50, il 20% da 51 a 250, solo il 3% da 251 a 1000.

Parlando proprio delle nostre imprese, non possiamo che sottolineare che, come si dice, “male voluto non è mai troppo”!
Da sole si sono fatte del male, da sole hanno prodotto quella stortura del mercato, che abbiamo definito “zona grigia”: il portierato.

In occasione dei due incontri tenuti presso il Ministero del Lavoro, le associazioni hanno fatto un’analisi delle problematiche del settore che non possiamo che condividere.
E’ vero che la legge obbliga gli istituti di Vigilanza a costi ben precisi.
Da un lato i regolamenti delle Questure, e il Decreto del Ministero degli interni appena approvato, giustamente, obbligano le imprese a sostenere, oltre al costo puro del lavoro, tutti i costi legati alla sicurezza, mezzi, centrali operative ecc. Dall’altro lato, il sistema degli appalti, e l’utilizzo diffuso delle gare al massimo ribasso, rendono difficile il rispetto di quei costi.
Né le tariffe di legalità, in passato, né le tabelle del costo orario emanate dal Ministero del Lavoro, che abbiamo condiviso con le associazioni, sono vincolanti nelle gare di appalto.

Nella Commissione Consultiva Centrale del Ministero degli Interni, durante l’elaborazione del Decreto, abbiamo tentato di far introdurre il vincolo al rispetto delle tabelle, ma l’unica cosa che è stata recepita, è l’obbligo delle imprese a tenerle quale riferimento nello stabilire le tariffe dei servizi.
Fatto positivo, ma non risolutivo.

Questa analisi trova la nostra completa condivisione ma, come sappiamo bene, le imprese si sono trovate un sistema tutto loro per stare sul mercato, creandosi dumping da sole.
Le imprese di portierato le hanno inventate loro, loro hanno creato la zona grigia, per poter offrire ai clienti ed alla stessa utenza pubblica, gli stessi servizi a prezzi molto più bassi e fuori da qualunque regola. Si sono create il giocattolo di cui hanno perso il controllo.
Le imprese che offrono quei servizi sono cresciute come funghi, tanto da superare la Vigilanza Privata in numero di addetti.

Da anni come Filcams, molto tiepidamente la Fisascat e con l’assoluta contrarietà della Uiltucs, sosteniamo la necessità di estendere il campo di applicazione del CCNL della Vigilanza Privata, alla Sicurezza non armata. Questo è uno dei temi portanti della nostra piattaforma.
Ma, ancora una volta, con la loro ferma, miope opposizione, si sono fatte sfuggire un’occasione. Infatti ci ha pensato qualcun altro.

Il 28 gennaio scorso, l’Ugl ha sottoscritto il primo CCNL degli Istituti di Investigazione privata e della Sicurezza Sussidiaria, con una sconosciuta associazione: l’AISS, creata ad hoc da qualche piccola azienda di quel settore. Quel CCNL è un abominio dal punto di vista sindacale:

Ma la cosa più grave è il campo di applicazione. La prima riga recita testualmente:
a titolo esemplificativo, non esaustivo e da interpretarsi per analogia, il presente CCNL si applica alle seguenti attività….
Segue una lunghissima elencazione di attività, per altro non definite con chiarezza.

E’ una formulazione volutamente fumosa, che rende sempre più confuso il confine fra i servizi di competenza della Vigilanza Privata e quelli che non lo sono, o possono essere svolti anche da altri settori.
Come dicevo prima, le associazioni datoriali, con la miope strategia del “prender tempo”, si sono fatti sfuggire un’importante occasione. Certo, potrebbe essere recuperata almeno in parte. Resta il fatto che una O.S che, se pur per accettazione, è firmataria con loro del nostro CCNL, a quelle associazioni ha fatto lo sgambetto.

Il loro temporeggiare è dettato da più fattori:
ATTIVO NAZIONALE DEI DELEGATI E DELLE DELEGATE DELLA VIGILANZA PRIVATA

ORDINE DEL GIORNO


L’attivo Nazionale dei delegati e delle delegate e dei quadri della Vigilanza Privata della Filcams, che si è tenuto a Roma il 24 febbraio ’11, dà mandato alla Segreteria Nazionale di avviare il percorso di mobilitazione, che si dovrà concretizzare attraverso:

Tale attività dovrà sfociare in una mobilitazione generale della categoria, con una dichiarazione di sciopero e con una manifestazione nazionale. Tali iniziative dovranno essere promosse in sintonia e coordinamento con la decisione di mobilitazione assunte a livello confederale.
La mobilitazione messa in atto dalla Filcams è indirizzata alla riapertura della trattativa con le controparti naturali, respingendo azioni unilaterali delle controparti, rivolte a far decidere alle sedi ministeriali, su temi che, invece, devono trovare soluzioni nei tavoli negoziali, con una adeguata risposta alle giuste esigenze dei lavoratori e lavoratrici del settore.

Approvato all’unanimità


Roma 24 febbraio ’11