Traccia- Relazione direttivo nazionale Filcams
11 e 12 ottobre 2006
Marinella Meschieri


Il nostro paese dà segnali di ripresa economica e industriale, l’ISTAT ha registrato nel 1° semestre 2006 un aumento reale del PIL del + 1,55, un tasso di crescita trainato da esportazioni e investimenti che rappresenta un segno di svolta verso l’alto dopo la stagnazione dello scorso anno.questo è un segnale interessante, ma non cambia in profondità la caratteristica del declino industriale degli ultimi anni.

Permane una situazione dei conti pubblici negativa, poiché il debito pubblico è salito alle stelle, occorre rientrare nei parametri europei e le poste di bilancio introdotte da Tremonti si sono rivelate senza copertura es. le grandi opere, le ferrovie . Altro dato che ci pare più preoccupante è la situazione del mezzogiorno: per il secondo anno consecutivo la crescita del Pil del Sud è negativa, e l’occupazione in termini reali tende a diminuire. Tutti i segnali che riguardano il mezzogiorno che pure è attraversato da situazioni abbastanza differenziate, ci presentano però un quadro omogeneo con un segno negativo.

La dinamica dei consumi cresce ma in misura poco apprezzabile, siamo poco al di sopra dell’anno scorso, con una tendenza alla flessione più marcata per i consumi dei generi di largo consumo; per quelli medio alti o opulenti non ci sono segni di rallentamento. Infatti i consumi delle famiglie nel 1° trimestre 2006 sono aumentati in termini reali del + 1,8%, mentre nel secondo trimestre del + 1,5% con incrementi più forti nei comparti dei beni durevoli in cui l’auto ha un peso importante.

Un crescita significativa si è registrata per i beni semidurevoli e per i servizi, mentre continua a flettere il comparto dei beni non durevoli (alimentari) – nel secondo semestre una riduzione dell’1,8%.

Il tasso di sviluppo della GDO in Italia ovvero il giro d’affari, a parità di rete, nel 2003 segnava un + 2,9%, nel 2004 ad un – 2,3 nel 2005 ad un – 2,1%.

I consumi alimentari continuano ad essere in calo anche a fronte di una debole ripresa generale, i prezzi tornano a crescere dopo un periodo di deflazione, aumento che è dovuto essenzialmente dalla crescita delle tariffe – petrolio – costi energetici.

Questo in estrema sintesi è il quadro all’interno del quale si è insediamo il nuovo governo che si è dato l’obiettivo di fare una finanziaria più equa dovendo tuttavia trovare l’equilibrio tra equità, risanamento e sviluppo a fronte di un forte indebitamento del Paese.

Il CD della CGIL, sulla base della piattaforma unitaria presentata al governo esprime un giudizio positivo sul complesso della manovra finanziaria perché si conferma l’esigenza di combinare contestualmente la necessaria ricostruzione delle condizioni dello sviluppo con il risanamento dei conti pubblici, secondo un criterio di equità e di redistribuzione delle risorse teso a correggere le profonde divaricazioni e disuguaglianze che la politica economica del Governo Berlusconi aveva prodotto.

Tuttavia il comitato direttivo nell’esprimere una valutazione complessivamente positiva ha messo in risalto alcuni punti critici che necessitano di ulteriori confronti con il Governo e il Parlamento per trovare le opportune correzioni dei quali poi parlerò.

Le polemiche, gli attacchi alla finanziaria sono notevoli e pare che tutti siano scontenti compreso il “popolo” di centro sinistra.

E’ indubbio che la mancanza di chiarezza da parte del Governo, ha anche ingenerato confusione perché inizialmente si parlava di una manovra da 35 miliardi, poi di 30.000 oggi la manovra è di 34,7 miliardi di cui di cui 15,2 destinati alla riduzione del deficit e 19,5 allo sviluppo. Hanno commesso errori d’impostazione e di comunicazione per quanto riguarda il numero della manovra complessiva, che hanno messo in difficoltà la tenuta e l’ordine dei saldi di finanziamento di questa legge finanziaria.

La CGIL aveva criticato il DPEF perché lo sviluppo era identificato tutto e solo con il cuneo fiscale/contributivo e tutto il resto della manovra era costituita dai tagli sui 4 capitoli.
“Ci hanno provato” anche sulla finanziaria perché c’è una corrente di pensiero all’interno della maggioranza secondo la quale il risanamento e l’equilibrio anche in futuro passa attraverso la riduzione della spesa pubblica .

Oggi è merito nostro l’averne cambiato il segno perché la finanziaria di fatto corregge il DPEF e i segnali positivi sono evidenti tanto è che all’interno troviamo molte risposte alle richieste di CGIL, CISL UIL tra l’altro molto attinenti alle problematiche sollevate dalla nostra categoria negli ultimi anni.

Tra i risultati importati, il 1° è quello di aver lasciato fuori la riforma delle pensioni. Non si usano le pensioni per far cassa come in passato. Il tema è delicato, comprende aspetti rilevanti per le pensioni dei giovani, il loro futuro, i fondi pensione, che non decollano, ecc. e questo tema merita una discussione ad oc. Da gennaio 2007 inizierà un apposito confronto con il Governo, sulla base del memorandum CGIL, CISL, UIL consegnato.
In questo confronto, dovrà essere anche affronta la questione dell’aumento della contribuzione dello 0,30% a carico dei lavoratori, già decisa e che il Governo ha motivato quale esigenza strutturale di armonizzazione del sistema. La CGIL ritiene che lo 0,30 debba essere destinato a realizzare la solidarietà a favore dei dipendenti a basso reddito e/o con attività precarie e al rafforzamento delle prestazioni sociali per i lavoratori parasubordinati e questa impostazione sarà fatta pesare sul tavolo della trattativa.

Sul tema della riforma delle pensione, la CGIL avvierà una discussione interna e con CISLe UIL FINALIZATA AD UNA PIATTAFORMA UNITARIA DA SOTTOPORRE ALLA CONSULTAZIONE DI STRUTTURE E LAVORATORI.

Tre le questioni di fondo contenute nella finanziaria:

SUL FISCO: il cuneo fiscale è stato realizzato attraverso l’IRAP per le imprese e l’IRPEF per i lavoratori e di conseguenza, vanno 2 miliardi alle imprese e 3 ai lavoratori. La distribuzione alle imprese è fatta in modo selettivo in riferimento alla stabilizzazione dell’occupazione. Viene reintrodotto la progressività delle aliquote IRPEF, vengono reintrodotte e maggiorate le detrazioni per carichi familiari e gli assegno familiari. L’obiettivo della riforma, in linea con la piattaforma presentata su questi aspetti da CGIL, CISL, UIL, è di rendere l’imposta più equa, riducendo nettamente il carico fiscale sui redditi medi e medio/bassi recuperando così risorse per sostenere i bilanci delle famiglie, specie quelle con figli. Nel complesso la riforma riduce il peso complessivo dell’IRPEF:
Sulle aliquote e irpef vedi tabelle nella cartellina.

Gli assegni al nucleo familiare per i dipendenti e parasubordinati vengono aumentati in modo da eliminare gli attuali scaglioni che oggi determinano drastiche riduzioni dell’assegno anche per un piccolo aumento della retribuzione. Per i lavoratori dipendenti si avrà così, rispetto ad oggi, un aumento di 250 euro l’anno in media per ogni figlio minore a carico; l’assegno familiare combinato con le detrazioni, raggiungerà per i redditi bassi (14.000 euro) i 2.400 euro annui per i minori di 3 anni e i 2.300 euro per i figli tra 3 e 18 anni. L’assegno è modulato in funzione del redito familiare.

Tutto questo segna una chiara inversione di tendenza rispetto alla riforma del Governo Berlusconi con la quale si erano nettamente avvantaggiati i redditi alti.
Pertanto si conferma il nostro giudizio positivo sulla riforma anche se ci rendiamo conto che i single e redditi familiari medio alti anche presenti nei nostri settori non hanno dei benefici se superiori a 40.000 euro ma quando la coperta è corta…..

Rimane aperta la nostra richiesta di parificare la no tax area dei pensionati con quella dei dipendenti, l’aumento delle detrazioni per gli ultra 75enni, aumento della dotazione del fondo per la non autosufficienza e relativa legge delega. Sarebbe inoltre importante introdurre una ulteriore aliquota al 48% per i redditi superiori ai 150/200.000 euro l’anno.

In sostanza l’insieme di queste scelte riconsegna alla politica delle entrate il ruolo fondamentale di asse portante del patto tra lo Stato e i cittadini, secondo principi di giustizia sociale, coesione e solidarietà, valori che sono alla base del contributo di ciascuno secondo le differenti possibilità, allo sviluppo al risanamento.

SOMMERSO e riflessi sul mercato del lavoro: la lotta al lavoro nero trova un positivo risultato nell’accoglimento dei principali punti della piattaforma unitaria e quanto da sempre sostiene la filcams:
Sono state introdotte misure a sostegno del settore turistico che richiamo: vengono stanziati 48 milioni di euro all’anno per il triennio 2007/2009 per le finalità del settore turismo, anche in relazione alla necessità di incentivare l’unicità della titolarità tra la proprietà dei beni ad uso turistico-ricettivo e la relativa attività di gestione, nonché i processi di crescita dimensionale delle imprese turistico-ricettive. Stanziano poi 2 milioni di euro all’anno sempre per un triennio destinati all’osservatorio nazionale da destinare specificatamente alle attività di monitoraggio della domanda dei flussi turistici e x identificare le strategie di interesse nazionale per lo sviluppo e la competitività del settore.

Vi sono altre norme contenute in finanziaria, ma mi fermo qui per questioni di tempo.

Ho segnalato tanti aspetti positivi, altri che necessitano di migliorie e altri che invece devono essere corretti ad esempio la combinazione dei tagli ai trasferimenti e la possibilità di aumento di nuove imposte locali, rischiano di vanificare, ameno in parte, i benefici della riforma fiscale e di ridurre servizi pubblici o in alternativa privatizzarli o esternalizzarli..
E’ notizia di oggi l’intesa tra il Governo e i sindaci (1 miliardo di euro che pare avessero nel cassetto – non ci sono state quindi modifiche) , dovremo vedere bene il provvedimento per capire se ci siamo o meno.

Così come la lotta alla precarietà non corrisponde all’entità dell’urgenza del problema sia nel settore pubblico che privato. Vi sono passi importanti nella finanziaria ad es. la stabilizzazione di 150.000 precari nella scuola, ma nel resto del pubblico impiego e nel privato i limiti sono evidenti. Se davvero il Governo intende impegnarsi verso un riposizionamento qualitativo del nostro modello di specializzazione industriale e commerciale, deve sapere che senza un lavoro forte di diritti e di contenuto professionale quell’obiettivo è difficilmente raggiungibile.

In questo senso è importante l’annunciata modifica della legge 368 sui contratti a tempo determinato che dovrà essere elaborata entro la discussione della finanziaria, così come è importante a gennaio l’apertura di un tavolo generale per la riscrittura delle regole del lavoro a partire dal tema della legge 276 e riforma degli ammortizzatori sociali.

La CGIL lavorerà per proporre a CISL e UIL una iniziativa nazionale per la lotta al precariato. Non si deve mai abbassare la guardia, anche perché abbiamo contro un mondo intero: dalle nostre controparti padronali, alla opposizione al governo e forse anche qualche incrinatura nella maggioranza di governo. Sta a noi tenere alto il tiro affinché gli impegni vengano rispettati.

Per quanto riguarda infine la questione del TFR, la CGIL non ha contrarietà di principio al trasferimento del 50% a partire da gennaio 2007 all’INPS poiché questi soldi sarebbero utilizzati quale finanziamento degli investimenti pubblici e l’INPS sarebbe il tramite/garante. Riteniamo giusto che questi soldi non rimangano in mano alle imprese poiché il TFR non è di loro proprietà ma dei lavoratori . E’ ovvio precisare che i lavoratori non lo perdono ( aziende oggi a scatola cinese e i beni immobili oggi non rientrano più nella maggioranza dei casi, nei fallimenti e l’INPS paga….)
L’utilizzo di parte del TFR per lo sviluppo ci può stare a condizione che ciò non ostacoli i fondi pensione e la scelta dei lavoratori, che vi siano garanzie che le nuove norme non peggiorino quelle esistenti. Occorre poi trovare i giusti correttivi rispetto alle piccole imprese e il Governo pare vada in questa direzione. Le imprese, che si lamentano a tutto spiano, avranno in cambio, quale modalità compensativa, l’esonero dal versamento dei contributi sociali dovuti per assegni familiari, maternità e disoccupazione.

Noi dobbiamo difendere l’impianto della finanziaria perché va nella direzione giusta di equità sociale, e ciò è l’opposto di quanto ha fatto il precedente governo, chiedendo le modifiche sulle parti che non ci piacciono.

I rischi di un peggioramento ci sono e sono evidenti: gli attacchi che vengono mossi alla finanziaria sono tantissimi, dall’opposizione che dice che il governo ha ceduto troppo ai sindacati, alla Confindustria che dichiara: questa manovra «non convince per lo scarso coraggio nelle riduzioni di spesa, per le tasse che introduce (a cominciare dalle successioni), e per quelle che rischiano di arrivare dagli enti locali. Ma non ci piace soprattutto per il trasferimento forzoso di una quota del Tfr dalle imprese allo Stato». Perché «è un provvedimento ingiusto e sbagliato, che rischia di incidere pesantemente sulla struttura patrimoniale di molte imprese». Contesta poi anche l'Irap («una tassa scandalosa») e dell'assunzione di 150 mila precari, «quando nella scuola i docenti sono già troppi».

A Confcommercio che dice: “. La categoria si sente perseguitata e” manifesteremo in tutt’Italia. Perché hanno stretto sugli studi di settore, c’è l´aumento dei contributi previdenziali per i lavoratori autonomi e gli apprendisti, lo scippo del Tfr, la crescita delle tasse locali, la tassa di soggiorno che colpisce il turismo, lo scampolo di riduzione del cuneo concesso

O i tentativi del “volenterosi” che con Capezzone in testa vi lascio immaginare quali “migliorie” possono apportare alla finanziaria…infatti parlano di cancellare il prelievo sulle successioni, il trasferimento forzoso del TFR e definiscono un errore se nella finanziaria si stravolge la legge Biagi – esattamente l’opposto di quanto pensiamo noi.

Ovvio che esprimeremo un giudizio complessivo alla luce della manovra definitiva, ma è bene iniziare a dare una corretta informazione ai lavoratori affinché abbiano bene chiaro di cosa si stà parlando, far capire loro che (al di là di quanto ci viene in tasca individualmente) la matematica non è una opinione perché il deficit c’è e deve essere sanato se vogliamo un paese che sia competitivo in Europa e nel mondo. Spiegare loro quanto c’è di positivo e quanto c’è da correggere perché occorre ristabilire un clima di coesione sociale e solidarietà nel quale ciascuno contribuisce per lo sviluppo del paese.

La finanziaria e le prossime leggi annunciate dal Governo che vanno incontro al nostro bisogno di recuperare anche diritti per i lavoratori e risolvere la precarietà, paradossalmente peseranno non poco sui rinnovi dei contratti nazionali perché le aziende (e lo vediamo sul tavolo del turismo) stanno alzando il tiro poichè per loro la finanziaria è DEPRECABILE e vorrebbero confermare nel contratto la legislazione precedente per superare così le eventuali nuove leggi a noi favorevoli. Esattamente quello che noi abbiamo fatto nei rinnovi scorsi.

Ciò a poco a vedere con l’andamento dei settori perché ad es. nel Turismo l’andamento è stato relativamente positivo e per quanto riguarda il commercio la situazione è articolata.

Dobbiamo sottolineare che attraverso il cuneo fiscale, la finanziaria riduce il costo del lavoro alle imprese a condizione, che si incanalino nella stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Le controparti tuttavia vogliono l’uovo e la gallina , e per questo troveremo forte resistenza nei rinnovi contrattuali al recupero dei diritti e al superamento della precarietà.

Il rinnovo del contratto nazionale del commercio è in un quadro di settore certamente non confortante per quanto riguarda le relazioni sindacali.

Negli ultimi 8 anni è’ aumentata fortemente la presenza di catene straniere , di italiane ne sono rimaste poche, ormai la realtà significativa italiana è rappresentata dalla distribuzione cooperativa che detiene il 18% del mercato.
Nel Terziario avanzato continua il processo in atto da due anni di fusioni, cessazioni d’attività con conseguente perdita di posti di lavoro di alte professionalità e chiusure di aziende medie. Come nella GDO anche qui ormai prevalgono le imprese multinazionali straniere.

Fino a 7/8 anni fa la contrattazione aziendale faceva da traino a quella nazionale oggi non è più così, spesso giochiamo in difesa

In questi anni nella contrattazione nazionale dei grandi gruppi abbiamo cercato di avvicinare i trattamenti, non sempre ci siamo riusciti Le relazioni sindacali con le imprese straniere non sono mai state il “massimo” ma negli ultimi due anni i rapporti sono ulteriormente peggiorati

Da diversi anni a questa parte per N motivi, in primis il mancato controllo sul mercato del lavoro, hanno fatto si che l’organizzazione del lavoro sia principalmente in mano alle imprese le quali per ridurre i costi hanno aumentato i carichi di lavoro, assunto persone con le domeniche nei contratti siano essi p-t che f-t, interinali collocati nei lavori più disagiati, in altri casi hanno esternalizzato turni serali/notturni, ecc. . In alcuni casi anche per nostre responsabilità.

Oggi e aziende stanno studiando nuove riduzioni di costi e la soluzione che hanno, in larga parte deciso di adottare, sono le esternalzzazioni/appalti.

NOI (E MI RIFERISCO ANCHE A FISASCAT E UILTuCS), PENSIAMO CHE TUTTO CIO’ SI DEBBA CONTENERE E CONTRASTARE, e pensiamo che eventuali disagi derivanti da modifiche organizzative che incidono sugli orari di lavoro debbano essere suddivisi in una ottica di equità.

Per queste ragioni nel rinnovo del CCNL Terziario, dobbiamo fare un ulteriore salto di qualità.

QUALI LE LINEE GUIDA??

L’obiettivo che ci proponiamo è: controllo del mercato del lavoro per riappropriarci della organizzazione del lavoro. Occorre conseguentemente declinare una serie di richieste che vadano in questa direzione a partire dalle

Esternalizzazioni, appalti, ecc.:

Pensiamo che il confronto preventivo oggi previsto debba essere più incisivo ai fini di un controllo dei processi e delle modificazioni in atto nei settori per garantire regole e diritti ai lavoratori e per questo pensiamo di chiedere che si definisca una procedura per il confronto sulla falsa riga di quanto previsto per le cessioni di ramo d’azienda e l’applicazione dei ccnl e della contrattazione aziendale in essere.
Sugli appalti l’intenzione è quella di richiedere una norma e relativa procedura sui cambi d’appalto che garantiscano i livelli occupazionali e che questi lavoratori possano usufruire dei locali appositi per lo svolgimento delle assemblee. Pensiamo di chiedere inoltre che le imprese appaltanti inseriscano nel capitolato d’appalto anche il DURC che deve essere rilasciato dagli organi amministrativi preposti dallo Stato che attesti gli avvenuti versamenti.

Per proseguire poi Sul mercato del lavoro per stabilizzare i rapporti di lavoro

Apprendistato - conferma a metà del periodo, definire i profili professionali per settori specifici non rientranti nell’isfoll per avere una omogeneità sul territorio nazionale fermo restando le competenze delle regioni. Estensione assistenza sanitaria integrativa. Pensavamo di chiedere miglioramenti sulla malattia ma vista la finanziaria se passa… se cambia e non deve, lo chiederemo
Queste richieste da sole non bastano se vogliamo riprenderci l’organizzazione del lavoro. Occorre avere la capacità di affrontare alcuni nodi se vogliamo davvero includere gli esclusi. Se vogliamo essere coerenti con quanto abbiamo deciso nel nostro congresso si deve mettere mani al lavoro domenicale/festivo:

le 3 OO.SS. sono tutte d’accordo a chiedere una maggiorazione per disagio pari al 40%, ovvero l’attuale 30% diventa 40%.

Sul tema domeniche, vi sono sensibilità diverse: chi pensa che si debba andare in chiesa e chi pensa si debba riconoscere la domenica quale lavoro disagiato che significa confermare i contratti con le domeniche. La discussione unitaria ha prodotto passi in avanti ancora non definitivi.

Tutti conveniamo che lavorare la domenica, così’ come lavorare in turni serali/notturni sia un disagio. Più complicato è trovare le soluzioni per includere gli esclusi ovvero coloro che si fanno tutte le domeniche o turni disagiati. Possiamo continuare a far finta di niente, il che significa che nel giro di alcuni anni noi non controlleremo più nulla, e non agganceremo i giovani visto che su di loro spesso e volentieri abbiamo scaricato turni serali/notturni, domeniche, ecc.. o metterci le mani, questa è la nostra intenzione.

Pensiamo di introdurre tra le materie della contrattazione aziendale il calendario annuo delle aperture con il confronto sull’organizzazione del lavoro al fine di garantire una equa distribuzione dei turni/carichi di lavoro finalizzati a garantire i riposi domenicali anche ai lavoratori che sono stati assunti con la domenica nel contratto e che oggi lavorano tutte le domeniche. Le modalità d’attuazione saranno decise nel secondo livello/unità produttiva. Ciò al fine di iniziare un percorso i superamento delle disuguaglianze nelle condizioni di lavoro.

E’ un tema complicato che dovremo approfondire tra noi e con gli altri

Ci sono altri aspetti che noi vorremmo affrontare e sui quali vi sono sensibilità diverse tra le 3 organizzazioni:

Nella GDO oggi assistiamo a segnali di sofferenza di molti Capi reparto, che non sempre si traducono in iscrizioni al sindacato e mi riferisco a coloro che sono inquadrati al 2° livello senza limite d’orario. Le aziende li sfruttano, lavorano in media 12 ore al giorno e da molte parti il torun-over è costante. Diamo loro un segnale dicendo che il non limite dell’orario vale solo per i 1° livelli??
Segnalo inoltre sempre su questo versante le discriminazioni nei confronti delle donne in percorsi di carriera: se fai un figlio la carriera te la scordi e il part-time lo concedono solo se si dimettono e quando va bene le riassumono al 4° livello. E’ vero spesso ci troviamo dei capi reparto carogne, ma un diritto lo deve essere per tutti indipendentemente dalla qualifica e dal ruolo.
Diamo un segnale anche da questa fascia di lavoratori e di lavoratrici?

Un tema delicato è quello relativo alla classificazione, e anche qui non troviamo apprezzamenti di f.u. sappiamo che metterci le mani seriamente ciò equivarrebbe al costo di un intero rinnovo contrattuale e non è questo a cui pensdiamo, ma ci chiediamo è il caso, di introdurre un 4 s per 3-4 figure professionali ben identificate per aprire una strada rispetto al lavoro che la commissione dovrà fare nel corso della durata del contratto nazionale
Al momento unitariamente siamo d’accordo di esaminare la classificazione del settore auto così come abbiamo fatto nei mesi scorsi per il terziario avanzato e sui farmacisti il 1° livello, nel terziario c’è già un riferimento.

Il Salario è un altro problema . Anche qui si ripresenta ciò che è accaduto nel turismo. Fermo restando l’attuale base di calcolo, Fisascat e Uiltucs ritengono che la richiesta salariale debba ricomprendere il quadriennio. Noi riteniamo giusto rimanere dentro alle regole di luglio per quanto attiene alle scadenze ovvero il biennio. E’ un nodo che ad oggi non siamo riusciti a sciogliere. Inoltre la Fisascat ritiene indispensabile rivedere gli attuali parametri oggi 100/250 sventagliandoli verso l’alto per far si che i livelli più alti abbiano aumenti salariali più rilevanti poiché in questo modo pensano di ridiventare autorità salariale. Il tema è reale ma ci chiediamo se debba essere affrontato oggi visto il quadro più generale e se questi soldi non debbano essere spostati su altre richieste. Anche perché in tema di lavoro disagiato unitariamente abbiamo deciso di chiedere l’elevazione della maggiorazione per il lavoro notturno portando l’attuale 15 al 25%. Sempre in tema di costi abbiamo deciso di chiedere l’aumento delle percentuali a carico delle imprese per la malattia.

Ritorna inoltre il tema di come rendere esigibile il 2° livello di contrattazione territoriale poca diffusione (15 siglati in tutta Italia scaduti e non ancora rinnovati) destinare una quota nazionale al secondo livello?
La quale se entro x tempo non si giunge ad una intesa scatta automaticamente? Ha i suoi pro e contro….

Ci sono poi altri capitoli sui quali abbiamo trovato intese di massima

Diritti individuali e collettivi
Occorre rafforzare la parte relativa ai congedi e rendere più esigibile il diritto, occorre aumentare le % per il al part-time post maternità ,
introdurre permessi al fine di agevolare l’inserimento dei bambini al nido o scuole elementari, permessi retribuiti in occasione della nascita di un figlio x il papà

Sul diritto allo studio e formazione professionale che riteniamo essere un elemento importante per la qualificazione delle lavoratrici e lavoratori del settore e il loro futuro, crediamo sia necessario chiedere un aumento della percentuali per i congedi legati alla formazione, dare un ruolo alle rsu/rsa rispetto alla formazione continua sia nella fase progettuale che x monitorare l’andamento dei percorsi formativi. Un tema ulteriore sul quale stiamo riflettendo sono le 150 ore perché abbiamo molte segnalazioni da parte di lavoratori e strutture al fine di rendere questa norma più esigibile.

Prevediamo un capitolo sui diritti sindacali nel quale chiediamo la riconferma delle norme relative a RSU/RSA e che gli apprendisti, contr. A termine, contr. Inserimento si calcolino nel numero dei dipendenti ai fini ei monte ore permessi sindacali.

Vi è poi un capitolo sulla responsabilità sociale dell’impresa, sulle pari opportunità

E un altro sulla BILATERALITA’: qui prevediamo un fondo di sostegno al reddito, che le banche dati presenti nella bilateralità (forte, fonter, est, ecc.) incrocino i propri dati al fine di evitare l’evasione delle norme contrattuali e a tal fine le imprese devono allegare il DURC. Quadri
La rivalutazione dell’indennità di funzione e la definizione di regole relative alla reperibilità e la conseguente indennità economica. Altre richieste da valutare con la consulta QUADRI.

VEDO UN RINNOVO DI CCNL MOLTO DIFFICILE E COMPLICATO DA quanto ho detto prima ma anche per come sono combinate le nostre controparti:

CONFCOMMERCO FATTO ACCORDO CON FEDERDISTRIBUZIONE SIA SUI SOLDI CHE SULE CARICHE, SARANNO PRESENTI A TUTTI I TAVOLI SIA POLITICI CHE TECNICI.

Il punto è che Non c’è una leadersiph, ogni azienda tira l’acqua al proprio mulino
Il nuovo presidente Sangalli ex capo di Milano è di forza italia idem i componenti delle commissioni, sarà senz’altro un caso…

TUTTO CIO’ COMPLICHERA’ ENORMENTE LE TRATTATIVE

DOVREMO AGIRE SU PIU’ FRONTI: CONTRATTO DA UN LATO MA ANCHE INIZIATIVE ESTERNE A SOSTEGNO DEL RINNOVO STESSO, ABBIAMO CONVENUTO UNITARIAMENTE DI METTERE IN CANTIERE UN PAIO DI INIZIATIVE PUBBLICHE, (sempre che nel merito si trovi l’intesa) UNA SULLE DOMENICHE/BERSANI e L’ALTRA SULLA PRECARIETA’ e tentare di modificare, anche se sarà dura vista l’esigua maggioranza al senato, la legge sull’orario di lavoro in riferimento al riposo settimanale la dove si parla di deroghe a riposo settimanale in occasione di riferimento ai turni spezzati o quando ci sono le deroghe previste dalla Bersani. Eliminare questi due riferimenti ci aiuterebbe su tutta la partita del riposo/domeniche…

La nostra intenzione è stare nei tempi, anche perché daremmo un brutto segnale alle nostre controparti - Il CCNL scade il 31.12.2006

IL 24 SONO CONVOCATI I 3 ORGANISMI DIRIGENTI UNITARI PER IL VARO DELLA IPOTESI PIATTAFORMA

IL MESE DI NOVEMBRE LE ASSEMBLEE DI CONSULTAZIONE, GLI EMENDAMENTI ALLA PIATTAFORMA DOVRANNO PERVENIRE ENTRO IL 6 DICEMBRE

11 E 12 DICEMBRE L’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI DELEGATI PER IL VARO DELLA PIATTAFORMA DEFINITIVA

QUESTA PIATTAFORMA DEVE PARLARE AL NOSTRO POPOLO MA ANCHE e soprattutto AI GIOVANI CHE OGGI NON SONO ORGANIZZATI NEL SINDACATO PERCHE’ SONO IL NOSTRO FUTURO e anche a figure professionali che tocchiamo marginalmente.