| DOMENICA 7 DICEMBRE 2003 |
| Pagina 2 - Economia | |
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Un muro contro la riforma Pensioni, sindacati all´attacco: un milione di manifestanti
RICCARDO DE GENNARO
Il governo, tuttavia, non raccoglie, alza le spalle come in occasione dello sciopero generale del 24 ottobre: «Il governo non cederà alla piazza», fa sapere a stretto giro di posta il vicepremier Gianfranco Fini. «In un qualsiasi Paese democratico non si può non tenere conto di una manifestazione di piazza del genere», gli risponde subito Pezzotta . «Se si fa un bilancio dell´azione di governo di questi 30 mesi - ribatte Epifani, accolto da un´ovazione prolungata che ricorda i tempi della leadership di Cofferati - scopriremmo che il Paese è più povero, più diviso, più insicuro». È anche per questo che Cgil, Cisl e Uil hanno adottato come slogan della manifestazione: «Difendi il tuo futuro». Perché l´incertezza non nasce soltanto dall´ipotesi che «chi andrà in pensione dal 2008 con 35 anni di anzianità ce l´avrà dimezzata», come dice Angeletti. Ma è dettata anche da «un costo della vita insopportabile», dall´aumento della flessibilità e della precarietà del lavoro, dal «taglio delle risorse destinate alla scuola pubblica, alla sanità, al Mezzogiorno», dalla difesa da parte del governo Berlusconi dei «privilegi di pochi - dice Epifani - con la mancanza di risposte per molti», dalla scarsa attenzione del centrodestra verso «un Paese che non vuole né rispettare, né amare». Per i sindacati non sono tempi facili: «Siamo ormai al punto più basso nei rapporti tra le parti sociali e il governo», sottolinea Pezzotta, che - nonostante i continui contatti informali con le varie anime della maggioranza - vede svanito il clima nel quale, con Angeletti, firmò il Patto per l´Italia. «Siamo passati dalla concertazione - dice il segretario generale della Cisl - al dialogo sociale e ora non c´è giorno che tramite i quotidiani, le radio e le televisioni il governo non si affidi al monologo ministeriale. Se la cantano e se la ridono e sembrano presi solo da un sottile quanto perverso obiettivo: il depotenziamento del ruolo del sindacato». È un sindacato che, tuttavia, oggi dà l´impressione di voler contrattaccare. Epifani chiede la cacciata di Bossi: «Mi chiede se un ministro può restare al suo posto dopo avere usato espressioni nei confronti degli extracomunitari che non sono degne di un Paese civile». Angeletti definisce «un demente» chi è arrivato a pensare che «si possa far guidare un autobus a un sessantacinquenne o che si può lavorare per 40 anni consecutivi alla catena di montaggio». La prova che il sindacato intende tenere duro è anche in quel gesto, quel prendersi la mano tutti e tre, Epifani, Pezzotta e Angeletti, e alzare le braccia al cielo, come una «ola» in chiusura della manifestazione: «La sfida è alta ma, tutti insieme, la vinceremo», conclude Pezzotta. Che ora - dopo la prova di unità in piazza e l´annuncio di Maroni di una convocazione dei sindacati per l´11 dicembre - tenterà nuovamente di «convincere» la Cgil della necessità di una rapida proposta unitaria sulle pensioni da contrapporre a quella del governo. Se poi il governo non cambierà rotta sarà ancora sciopero generale, mentre qualcuno già parla, vista l´efficacia, di «10, 100, 1.000 Atm». |