Marted? 19 Febbraio 2002

Domani incontro in Comune tra associazioni e sindacati, sul sabato pomeriggio festivo in estate ? sempre muro contro muro
Orari, l’ultimatum delle commesse

Cgil al sindaco: ?Domenica ? sciopero se non si decide il calendario per i negozi?

di DANTE CILIANI

La "battaglia" ha finalmente una data e un orario di inizio: domani alle 9. La convocazione per sindacati e associazioni datoriali di categoria, arrivata dal sindaco Paolo Raffaelli, non si annuncia come un appuntamento tranquillo. A gettare altra benzina sulle fiamme gi? decisamente vivaci ? Luigino Mengaroni, segretario della Filcams Cgil, pi? banalmente il "sindacato delle commesse", che non intende rischiare un ulteriore inutile rinvio.
?Qui ne va - protesta deciso il rappresentante sindacale - della qualit? della vita delle persone. Il calendario delle aperture domenicali previsto dalla legge Bersani doveva essere varato dal Comune prima dell’inizio dell’anno, invece ? tutto ancora nell’incertezza a danno dei dipendenti del settore. E gi? due domeniche, il 27 gennaio e il 10 febbraio, sono state utilizzate. Adesso c’? la prossima, il 24 febbraio, che dovrebbe essere una delle otto da considerare lavorativa. Andando avanti cos? dove si arriva??.
Luigino Mengaroni, come il mitico Big Ben, dice stop: ?Se sul tavolo di mercoled? non ci sar? il calendario, che spetta al Comune varare e che d? finalmente certezza sulle aperture domenicali e se mancher? la chiusura del sabato pomeriggio a luglio ed agosto, noi dichiareremo lo sciopero degli addetti al settore per domenica prossima?.
Il sabato pomeriggio resta dunque lo scoglio pi? grosso per un possibile accordo che si profila sempre pi? difficile. Con il sindacato deciso a non mollare, nonostante le critiche di chi lo accusa che cos? irrigidisce e riporta indietro un settore che dovrebbe procedere verso la liberalizzazione degli orari e oltretutto tornando a "regalare" i sabati deserti ai ternani.
?Questa storia mi sembra esagerata. A luglio e agosto Terni non brilla certo per la presenza della gente di sabato pomeriggio. Quindi tutto questo disservizio non c’?. Non si pu? tenere conto soltanto della grande distribuzione. Noi crediamo che anche chi lavora in questo settore abbia dei diritti. E sfidiamo la nostra controparte cos? rigida su questo argomento proprio su questo fronte?.
Dietro al sabato c’? allora un malessere pi? grande, di tutta la categoria? ?Certo - va avanti Mengaroni - perch? ? questo il problema pi? grande. Lo sapete che ci sono aziende in cui i turni vengono comunicati solo al luned? mattina? Si ? arrivati anche all’assurdo di proporre di lavorare a Capodanno per l’inventario. Ci sono direttori che arrivano anche a "controllare" chi partecipa alle nostre assemblee. Lo sapete che in uno dei gruppi pi? grandi non si riesce a fare l’integrativo? Perch? le associazioni di categoria non garantiscono anche questi diritti??.
Il sabato estivo ? per? stracarico di significati anche per Confcommercio, decisa su questo a non fare neanche un millimetro indietro. E anche a dissentire con la prospettata "mediazione" di Paolo Raffaelli di ridurre a un mese (dal 15 luglio al 15 agosto) la chiusura del sabato. ?Cos? - afferma il direttore di Confcommercio, Leandro Porcacchia - il sindaco si schiererebbe da una parte precisa. Per noi, che abbiamo sempre creduto al valore della concertazione, significherebbe la fine di questo metodo di confronto. Perch? il Comune non pu? non assumersi responsabilit? su quella che ? una questione fondamentale per la concorrenzialit? del settore, anche rispetto al confronto con altri territori. Tornare ad una rigidit? antistorica sul sabato pomeriggio sarebbe un danno irreparabile?.
Al sindacato, Confcommercio apre per? un’altra porta: ?Lo ha gi? proposto Claudio Visaggio - dice Porcacchia - e lo ribadisco; si apra un tavolo con la grande distribuzione sul fronte dei riposi compensativi o sull’occupazione?. Ma forse lo spiraglio ? considerato troppo piccolo. Come fu dichiarata impraticabile la proposta di una "tessera unica sindacale" del settore come "medicina" sul fronte dei diritti e della presenza del sindacato nelle aziende.