MILANO Un vertice di due ore tra i leader di Cgil, Cisl e Uil, per compilare l'agenda dei problemi più importanti da affrontare in questo inizio di 2004 (welfare, trasporto pubblico locale, Alitalia, Parmalat, tutela del risparmio, e così via); ma innanzitutto per mettere a punto la linea comune in vista dell'incontro di lunedì a Palazzo Chigi sulle pensioni. Per ora nessuna decisione su come rispondere a una possibile rottura col Governo: tutto è rinviato a dopo il 12 gennaio, anche l'eventuale proclamazione di un nuovo sciopero generale. Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti - dopo il sostanziale fallimento del confronto svoltosi al Ministero del Welfare - hanno quindi convenuto di non forzare i tempi, e attendere le prossime mosse del governo prima di decidere la fine della tregua e la ripresa della mobilitazione. A sperare ancora nella possibilità di una trattativa vera col governo è soprattutto la Cisl, anche se Pezzotta non nasconde il suo pessimismo e avverte: «Nel caso di una rottura definitiva con il governo, lo sciopero generale è fra gli strumenti che vengono valutati dal sindacato». Tutto, quindi, dipende dalla strada che imboccherà il governo: se deciderà di chiudere definitivamente il confronto e di andare avanti con la riforma previdenziale, con l'obiettivo di approvarla entro gennaio, la rottura con Cgil, Cisl e Uil sarà inevitabile e generale. Le conseguenze, infatti, andranno ben al di là dell'universo pensioni, investendo i rapporti tra governo e sindacati nella loro totalità. E la prima conseguenza la si avrebbe probabilmente al tavolo sul welfare che dovrebbe partire proprio lunedì pomeriggio, sempre al ministero del Lavoro, con i ministri Roberto Maroni e Girolamo Sirchia. Non avrebbe infatti senso - questa la valutazione dei tre segretari generali - rompere la mattina il dialogo su un punto fondamentale come la previdenza e avviarlo nel pomeriggio sullo Stato sociale. A quel punto, l'apertura di una nuova, intensa stagione di scontro sociale appare lo scenario più probabile.