sabato 21 giugno 2003
piccole imprese
Tutti flessibili
alla Pharma Shop
Luigina Venturelli
MILANO Il lavoro flessibile: un obiettivo che per qualcuno va
perseguito a tutti i costi, anche con la minaccia. Pharma
Shop, un'azienda che distribuisce prodotti para farmaceutici
in quattordici punti vendita sparsi in tutta Italia, ha infatti
deciso di disfarsi di tutti i dipendenti: o si dimettono
"spontaneamente", accettando che il rapporto di lavoro
subordinato si trasformi in una fantasiosa forma di precariato,
oppure verranno licenziati.
Dopo aver denunciato la propria crisi finanziaria, la
direzione dell'impresa aveva annunciato la necessaria riduzione
dei costi, vale a dire dell'organico, costituito da una trentina
di persone addette alla vendita. Ad Ancona e a Macerata
sono arrivate le prime lettere di licenziamento e quattro
lavoratrici hanno perso il posto.
Tre giorni consecutivi di sciopero non sono stati sufficienti
nemmeno ad aprire un tavolo di confronto fra Pharma Shop
e rappresentanti sindacali.
Anzi: a chi si è astenuto dal lavoro è stata ventilata la
possibilità di una causa per risarcimento danni intentata
dall'azienda e a tutti gli altri dipendenti è stato recapitato il
telegramma dell'aut aut. Perché non ci fosse alcun dubbio
sulle intenzioni dell'azienda, i giornali locali sono stati colmati
da inserzioni per cercare nuovi aspiranti commessi a cui
offrire «uno stipendio fisso mensile con conguaglio». Nulla
di più, nessuna indicazione sulla posizione contrattuale garantita.
«L'intenzione della direzione è chiara - afferma Lori Carlini,
della Filcams-Cgil - licenziare tutti i dipendenti e poi sostituirli
con altri che abbiano un rapporto di lavoro immediatamente
revocabile, una delle tante forme selvagge che hanno reso
"flessibile" il lavoro nel nostro paese. La loro pensata, che
forse chiamano strategia, è di mettere in piedi un'impresa
senza dipendenti. Solo collaboratori, partecipanti o chissà
che altra sciccheria».
Per poter agire in modo efficace - dato che a livello
provinciale, per le dimensioni dei singoli punti vendita, non
ci sono adeguati strumenti di difesa - le federazioni sindacali
stanno ora cercando di riunire i punti vendita a livello nazionale:
«L'azienda ha rifiutato ogni possibilità di dialogo - continua
Lori Carlini - e ora, per quanti non si sottometteranno,
procederà con i licenziamenti. Una minaccia che costituisce
una macroscopica violazione dei diritti dei lavoratori».