5 marzo 2003
Toscana, due i sindacalisti sotto scorta
Francesco Sangermano
FIRENZE Nessun commento, nessuna
reazione ufficiale. La Cgil toscana
sceglie la via del silenzio il giorno
dopo l’ipotesi che vorrebbe un suo
rappresentante come possibile bersaglio
delle nuove Brigate rosse.
La volontà è quella, come ormai
consolidato costume del sindacato,
di non alzare i toni in tema di sicurezza.
E di rispondere continuando
nel lavoro di tutti i giorni e nella
ferma lotta al terrorismo. C’è, è innegabile,
un clima di attenzione al susseguirsi
degli eventi. E, altrettanto
innegabile, emerge in qualche modo
un clima di preoccupazione inevitabile
di fronte a un momento così
particolare della storia italiana in cui
il terrorismo ha deciso di rialzare
preotentemente la testa. Testimoniazna
ulteriore di questo livello di
attenzione, è il fatto che in Toscana,
ormai da qualche mase, sarebbero
due (e non uno soltanto) gli esponenti
del principale sindacato confederale
ad essere stati dotati di scorta
personale. Un provvedimento che,
se da un lato è stato preso anche nei
confronti di altri personaggi del
mondo industriale toscano, dall’altro
fa pensare a una particolare attenzione
che gli inquirenti hanno deciso
di rivolgere proprio nei confronti
di alcuni esmponenti del mondo sindacale
da che il simbolo con la stella
a cinque punte è tornato a circolare
con una certa insistenza.
Già da qualche anno, infatti, le
nuove Br hanno dimostrato di avere
una particolare attenzione per il territorio
toscano e, in particolare fiorentino.
Non si può infatti dimenticare
la serie di rivendicazioni arrivate
alla Rsu del Nuovo Pignone, la
storica azienda metalmeccanica fiorentina
controllata dalla General
Electric e da sempre tra i baluardi
delle lotte sindacali. Nel ‘99 fu inviata
copia della rivendicazione per
l’omicidio D’Antona e un anno dopo
fu tra i destinatari del documento
firmato dal “Nucleo di iniziativa proletaria
rivoluzionaria” col simbolo
brigatista (sei pagine scritte al computer,
contenenti un’analisi economico-
politica della situazione italiana,
con riferimenti anche all’omicidio
di Massimo D’Antona). Fu, quella,
la prima volta che la sigla Nipr
comparve in Toscana e, successivamente,
ricomparì il 27 e 28 aprile del
2001: furono sempre le Rsu del Nuovo
Pignone (ma stavolta anche della
Zanuss, altra grande azienda metalmeccanica
di Firenze e della Breda
di Pistoia) a ricevere una copia
del documento col quale i Nipr rivendicavano
l’attentato allo Iai (l’istituto
per gli affari internazionali) di
Roma. Un volantino che si concludeva
con il ricordo di quattro militanti
delle Brigate rosse, uccisi il 28 marzo
1980 a Genova dai carabinieri.
Il resto è storia ancora più recente:
lo scorso 2 agosto, nella notte,
ignoti dettero alle fiamme il portone
della sede di “Obiettivo lavoro” di
via Mariti a Firenze. Un attentato
che fu rivendicato dal Nucleo proletario
combattente di emanazione brigatista
con sei cartelle scritte al computer
e la stella a cinque punte ben
impressa sulla copertina. Un mese
dopo, invece, toccò a Pisa. Il 5 settembre
un attentato incendiario alla
sede della Cisl provinciale destò molto
scalpore. La matrice fu subito
chiara agli inquirenti e ripropose il
mondo sindacale come vittima dell’azione
dei terroristi. Anche se in
questione è la sede di un altro sindacato
e non della Cgil, l’attenzione fu
subito alzata anche per gli esponenti
della Camera del Lavoro, a maggior
ragione trattandosi di una provincia
segnata fortemente dalla vertenza riguardante
la crisi occupazionale della
Piaggio.
Ma, come allora, anche dopo la
sparatoria su quel maledetto interregionale
tra Roma e Firenze la risposta
del sindacato è affidata al silenzio
e alla ferma volontà di proseguire
nella lotta al terrorismo. Oggi una
delegazione delle segreterie nazionali
di Cgil, Cisl e Uil, parteciperà ai
funerali di Emanuele Petri. Contemporaneamente
i lavoratori delle
aziende della regione si fermeranno
per un’ora in segno di estremo ricordo
dell’agente della Polfer.