LA POLEMICA La partita sulle pensioni integrative, dunque, entra nel vivo ma la strada da compiere è ancora tutta in salita. Per mercoledì è in calendario il nuovo incontro tra Maroni e le parti sociali. Ieri il ministro si è detto pronto ad accogliere le indicazioni delle organizzazioni sociali a patto che - ha precisato - «non modifichino i principi della delega» e nel caso prevedano nuovi oneri finanziari, ci sia l´accordo del ministro dell´Economia, Domenico Siniscalco. «Se queste due condizioni verranno soddisfatte, sarò ben lieto di accogliere le modifiche anche perché io non sono contrario a stanziare maggiori risorse. Ma è necessaria l´intesa con il Tesoro». Al quale il ministro leghista propone pure un´operazione «extra strong» sull´Irap per aiutare il sistema imprenditoriale a reggere la competizione globale. Sindacati e imprese chiedono che, in caso di silenzio assenso, il Tfr del lavoratore sia destinato ai fondi di origine contrattuale, dal momento che il Tfr è una forma di retribuzione differita. Con la stessa logica propongono che la quota, stabilita dai contratti, con cui il datore di lavoro concorre ad alimentare il fondo integrativo non sia trasferibile in un fondo non di origine negoziale, come un fondo aperto o una polizza pensionistica. E ancora: la perdita del Tfr da parte delle imprese come strumento di autofinanziamento a tassi favorevoli, non deve comportare costi aggiuntivi per le aziende stesse. Una richiesta che si scontra con l´indisponibilità delle banche a concedere prestiti automaticamente, senza istruttoria. Quanto al capitolo fiscale, sindacati e imprenditori contestano il meccanismo previsto dallo schema di decreto perché - dicono - in contrasto con il principio della progressività della tassazione e perché prevede sgravi solo sulla rendita finale e non anche sui singoli rendimenti annuali. |
Tfr, imprese e sindacati contro Maroni
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021