marted? 29 maggio 2007

    Pagina 36 - Economia

    IL RETROSCENA

    Dopo il confronto sugli statali, esecutivo e parti sociali in campo per la riforma previdenziale
      Dietro l'angolo la partita pi? difficile
      sulle pensioni il governo non pu? fallire
        L'allungamento a tre anni servir? ad affrontare il nodo della maggiore produttivit?

        Roberto Mania
          ROMA - Sugli statali si gioca il futuro dei rapporti tra governo e sindacati. Una partita sul filo del rasoio. Perch?, se andr? in porto il rinnovo del contratto del pubblico impiego, si aprir? la trattativa sulle pensioni con la ragionevole previsione di chiuderla entro il prossimo Dpef, altrimenti la rottura sar? totale. Quei 101 euro di aumento valgono molto di pi? in termini politici perch? avvicinano o allontanano la riforma della previdenza. Senza l?accordo salterebbe tutto: con un governo giudicato ?inaffidabile? i sindacati non potrebbero praticamente trattare. E uno sciopero generale, dopo quello del pubblico impiego (proclamato per venerd?), peserebbe non poco sulla tenuta della maggioranza, colpita anche dall?ultimo voto amministrativo. Per questo al di l? degli aspetti negoziali, il governo, come avevano chiesto i vicepremier D?Alema e Rutelli al ministro dell?Economia, Padoa-Schioppa, aveva ben chiaro, ieri sera, il valore politico dell?appuntamento notturno a Palazzo Chigi. Come, d?altra parte, aveva fatto chiaramente capire, sabato scorso, il leader della Cgil, Guglilmo Epifani, in un colloquio telefonico con il premier Romano Prodi.

          Fino a poche ore prima i tecnici della Ragioneria hanno fatto e rifatto i conti per ridurre al minimo l?ulteriore esborso per raggiungere "quota 101", sotto la quale Cgil, Cisl e Uil hanno sempre detto che non avrebbero mai firmato.

          Per tutta la giornata si sono ricorse tutte le eventualit?: rottura, firma, rinvio. L?appuntamento a Palazzo Chigi ? stato fissato alle 21 e poi spostato di mezz?ora. Un rituale non inusuale, ma che faceva trasparire difficolt?. Nelle sedi sindacali si sono susseguite le riunioni con le delegazioni. Per oggi la Cgil ha convocato la Direzione per fare il punto della situazione. Una conferma dell?estrema delicatezza della situazione.

          Il governo ha provato a incassare l?impegno dei sindacati ad affrontare davvero il nodo della maggiore produttivit? nel pubblico impiego. Da qui l?escamotage tecnico di allungare di un anno (da due a tre) la durata della parte economica dei contratti.

          Senza la fine del tormentone sul pubblico impiego, per?, non si aprir? nemmeno la trattativa sulle pensioni. L?obiettivo dichiarato alla vigilia dell?incontro di ieri era di arrivare al traguardo prima del Dpef. Con gli ostacoli di sempre: aumento dell?et? e revisione dei coefficienti. Anche se nelle ultime settimane, lontano dai riflettori, c?era stato qualche passo in avanti. Intanto era scolorita la pregiudiziale dei sindacati ad aggiornare i coefficienti a condizione che venissero rivisti i parametri in base ai quali sono determinati. Incidono, infatti, sui coefficienti diversi indici che dal ?95 (anno in cui venne scritta la riforma Dini) ad oggi sono mutati: dall?andamento demografico alla dinamica del Pil; dal tasso di mortalit? a quello relativo ai flussi migratori. Passi in avanti anche sullo "scalone": ritorno ai 57 anni con la possibilit? di andare oltre purch? su base volontaria. Premesse per una trattativa che ancora non si sa se ci sar?.