Pagina 3 - Economia TRATTATIVA - Irritazione dei sindacati per le cifre (rese note ieri da alcuni quotidiani) che impedirebbero qualsiasi intesa di Felicia Masocco / Roma Con buona pace dei «tecnici» del Tesoro che in momenti topici irrompono sui tavoli di trattativa con questa o quella simulazione. Neanche avessero per compito quello di boicottare negoziati, di condizionarli, di mettere in difficoltà i governi e maldisporre le delegazioni. Era successo con il contratto degli statali, è successo anche ieri quando a mezzo stampa (di una parte della stampa, perché i «simulatori» si scelgono le casse di risonanza) sono stati resi i conti sullo scalone, di quanto cioè ci vorrebbe per superare la riforma Maroni. Cifre altissime che se accolte dal tavolo aperto a Palazzo Chigi di fatto renderebbero impossibile qualsivoglia intervento. Secondo lo studio l’abolizione totale dello scalone costerebbe 65 miliardi in dieci anni mentre una sua attenuazione attraverso scalini costerebbe almeno un miliardo l’anno. Come per il contratto per gli statali, si assiste a una querelle tecnici versus politici. E ancora una volta i sindacati accusano il ministro Tommaso Padoa-Schioppa ieri convitato di pietra, assente alla riunione e criticato per le simulazioni trapelate dal suo ministero. Non solo i leader di Cgil, Cisl e Uil, ma anche da Palazzo Chigi hanno fatto sapere di non aver gradito il blitz mediatico. Preoccupato dei conti, fautore del rigore e del risanamento, il ministro dell’Economia ha sempre sostenuto che ogni intervento sul sistema previdenziale deve portare gli stessi risparmi di spesa che Berlusconi si era impegnato a garantisce con la sua riforma. Se però i risparmi sono quelli «simulati» non si capisce dove cercare per la copertura finanziaria. Come per il contratto degli statali, l’iniziativa sta al premier. Irritato per le indiscrezioni di stampa, Romano Prodi ha aperto il vertice di ieri ribadendo l’importanza per il paese di trovare un accordo e di farlo in tempi brevi. Tocca a lui convincere il titolare del Tesoro a fare un passo indietro. Ad ogni buon conto, Guglielmo Epifani ha chiesto che un eventuale accordo (che deve essere complessivo, non solo sull’età pensionabile) venga portato in consiglio dei ministri e raccolto in un decreto. Dal canto suo, avvierà un referendum tra i lavoratori. Sarebbe una doppia «blindatura» che oltre che ricomporre i dissidi con i rigoristi metterebbe a tacere (o al contrario farebbe esplodere con le conseguenze del caso) la contrarietà della sinistra radicale che continua a chiedere l’abolizione dello scalone quantunque il programma elettorale parli di superamento. E, dal lato Cgil, chiuderebbe «democraticamente», il contrasto con la Rete 28 aprile di Giorgio Cremaschi e con la Fiom che probabilmente non voterebbe gli scalini. Del resto i metalmeccanici furono l’unica categoria che votò contro la riforma Dini. Le altre votarono a favore. |
Sul tavolo piombano i «miliardi» delle simulazioni
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021