|
|
La proposta di Confcommercio per rinnovare il contratto (scaduto da quasi 18 mesi, riguarda circa un milione e mezzo di lavoratori) prevede un aumento a regime (per 14 mensilità) per i 4 anni di 115 euro a cui vanno aggiunti 14 euro già erogati e 10 per l’assistenza sanitaria integrativa. La controproposta sindacale è di 130 euro ai quali andrebbe aggiunta una una tantum di 500 euro (250 per le imprese). La Filcams ha giustificato la richiesta di una pausa di riflessione con il «rifiuto da parte della Confcommercio di applicare pienamente le regole del ’93». Secondo la Filcams le aziende vorrebbero di fatto accorpare i due bienni economici evitando così il recupero del differenziale di inflazione. Per la Fisascat/Cisl e la Uiltucs, invece, vi sono tutte le condizioni per chiudere la trattativa. «Sul confronto non accettiamo veti, tanto cari a un certo massimalismo che in Cgil è duro a morire», ha sottolineato Gianni Baratta della Fisascat/Cisl. Dice Bruno Boco della Uiltucs: «Quello dell’accordo separato è un rischio concreto che non ci sarebbe stato senza il veto incomprensibile della egreteria della Cgil». Per Savino Pezzotta bisognerebbe evitare «di dare alla vicenda una interpretazione pilitica». Poi però, il leader della Cisl avanza il dubbio: «Se è stata la confederazione di corso d’Italia a bloccare il negoziato non sarebbe un bel segnale. Vengano al tavolo di trattativa e tutti facciano dei passi, ma nessuno ha il diritto di veto». |