martedì 1 maggio 2007 Prima Pagina (segue a pagina 29) - Commenti Senza lavoratori non c’è futuro Prima e dopo Portella una lunga scia di sangue segnava capi lega, capi braccianti, uomini che appartengono alla tragica e grande epopea dei caduti per la democrazia e il lavoro. La Sicilia assumeva così la forma di una terra in cui si cercò in tutti i modi di fermare l’anelito al cambiamento e alla giustizia sociale senza riuscire né a intimidire né a fermare - se non nella logica brutale delle armi - il processo di riscatto e di liberazione delle classi subalterne. Il presente e il futuro li portiamo invece a Torino, città simbolo di lavoro e lavoratori che non si rassegnano al declino produttivo, alla chiusura di imprese e attività e che intendono essere protagonisti di un rinnovato progetto per il Paese. «L’Italia riparte dal lavoro» vuol dire che senza il ruolo centrale e riconosciuto del mondo del lavoro non esiste una vera via di uscita dai problemi del Paese. Dietro tante aziende che si riorganizzano, i segni della ripresa industriale, della produttività e degli investimenti anche se non mancano situazioni molto difficili come per esempio quello della Bertone c'è il ruolo fondamentale e decisivo di chi, giorno dopo giorno, spesso in condizioni di precarietà, ne assicura la possibilità concreta. In questo quadro il 1° maggio di Torino esprime due precisi messaggi: verso l’impresa, perché riconosca e valorizzi il lavoro, la sua dignità, i suoi diritti; verso il governo perché operi nel segno della proposta e della richiesta delle tre confederazioni in materia di politica di sviluppo, di welfare, di coesione e di politiche di redistribuzione del reddito. Le prossime settimane diranno se i confronti aperti sui temi dello sviluppo, delle pensioni, del mercato del lavoro, del valore dei redditi dei pensionati avranno questo esito o meno. Ma già da oggi è chiaro che senza la consapevolezza di questa esigenza di equità e coesione, la situazione del Paese è destinata a galleggiare. Oggi ricorderemo ancora una volta i tanti morti e feriti a causa degli incidenti sul lavoro. Lo farà, ne siamo certi, anche il presidente Napolitano. E lo faremo dicendo quello che più di ogni cosa può aiutare davvero a vincere questa sfida: non si consideri la morte sul lavoro come una fatalità, un male necessario, qualcosa che riguarda lavoratori e impresa. No. Si assuma finalmente questo dramma come una grande e tragica questione nazionale, come uno dei tratti distintivi della qualità della nostra democrazia e della nostra comunità nazionale. |
Senza lavoratori non c’è futuro (G.Epifani)
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021