19 novembre 2002
Mancano 250 milioni di euro: al Sud l’85% dei possibili licenziamenti
Scuole senza fondi,
a rischio 16mila addetti alle pulizie
ROMA. Sono in arrivo le lettere con preavviso di licenziamento
per oltre 16mila addetti alle pulizie impiegati in 2.300 scuole: a partire dal primo gennaio 2003 perderanno il posto di lavoro.
Le conseguenze saranno pesanti per il Mezzogiorno, dove è concentrato oltre l’85% degli istituti interessati.
Il grido d’allarme è stato lanciato ieri in una conferenza stampa congiunta organizzata dalle imprese aderenti ai consorzi Cns-Legacoop, Miles-Unionservizi Confapi, Manital-Fise Confindustria, Ciclat-Confcooperative e dai sindacati. Filcams, Fisascat e
Uiltrasporti hanno annunciato una giornata di sciopero per il 27 novembre e una manifestazione a Roma per il 12 dicembre.
L’indice è puntato contro la mancata approvazione alla Camera
nella Finanziaria 2003 dello stanziamento di 250 milioni € destinati al ministero della Pubblica istruzione per la copertura dei contratti d’appalto relativi alle 2.300 scuole.
Ora l’attenzione è rivolta a Palazzo Madama, dove potrebbe essere reinserita la copertura in Finanziaria.
I 16mila addetti sono ex lavoratori socialmente utili assunti dalle imprese in seguito a un impegno preso dal Governo, sfociato in una convenzione quadro quinquennale e in un decreto dell’aprile 2001. L’operazione,
avvenuta sotto la regia della società Sco di Italia Lavoro, si è tradotta nell’assunzione a tempo indeterminato di 15.062 lavoratori e di 1.011 a tempo determinato.
La maggior parte è in Campania (6.121), Puglia (2.569) e Sicilia (1.391). «Le conseguenze saranno drammatiche — afferma il direttore generale Fise-Confin dustria, Francesco Tiriolo — per i lavoratori che essendo impiegati nel terziario non possono usufruire di ammortizzatori sociali.
Ma anche per le imprese che al momento di assumere hanno rinunciato
a benefici sotto forma di sgravi contributivi».
Il vicepresidente di Unionservizi Confapi, Franco Paoluzzi, denuncia il «mancato rispetto dei patti», mentre il presidente di Ancst-Legacoop Bruno Busacca teme i risvolti di ordine pubblico, lamentando il fallimento
del piano di stabilizzazione degli Lsu deciso con il Governo nel ’99.
Sul versante sindacale, Carmelo Romeo, segretario della Filcams-Cgil, ricorda che sulla base di quell’accordo «quegli ex Lsu sono stati spinti a lasciare la condizione precaria, ma in qualche modo garantita, di Lsu
per essere assunti in un’impresa».
Senza dimenticare gli effetti sul servizio. Imprese e sindacati chiedono al Governo chi pulirà le 2.300 scuole dopo le vacanze di Natale?
GIORGIO POGLIOTTI