15 ottobre 2002
Sciopero oscurato, la Cgil protesta
Lettera al presidente della Rai.
Oggi e domani sit-in davanti alla sede di viale Mazzini
Felicia Masocco
ROMA. Funziona a pieno ritmo la
macchina organizzativa della Cgil,
sulla riuscita dello sciopero generale
di venerdì prossimo in Corso d’Italia
nutrono ben pochi dubbi. Si tratta
piuttosto di mettere a punto le centoventi
manifestazioni in programma
in altrettante città, una regionale è
prevista in Piemonte, e combattere
contro un nemico silenzioso, l’oscuramento
dello sciopero da parte del
servizio radiotelevisivo pubblico denunciato
anche ieri dal maggiore sindacato che tra
l’affitto di un pullman e un incontro
organizzativo trova il tempo di protestare
contro la Rai. Nella mattina di oggi e domani
si terranno sit-in davanti alla sede di viale
Mazzini a Roma, «Tu-taci mentre io-sciopero»
è lo slogan scelto dalla Cgil capitolina;
iniziative analoghe si tengono a Milano.
Sull’argomento ieri la Filt-Cgil,
la federazione dei trasporti, ha preso
una dura posizione facendo notare
che l’oscuramento non riguarda soltanto
l’evento in sé e le motivazioni
che l’hanno provocato - l’attacco ai
diritti e la politica economica del governo
bocciata di sana pianta -, ma
anche quella che il gergo giornalistico
definisce «informazione di servizio».
«Il servizio pubblico radiotelevisivo
è tenuto per legge a dare tempestiva
diffusione alle notizie sugli scioperi,
fornendo informazioni complete
sull’inizio, la durata, le misure alternative
e le modalità dello sciopero
nel corso di tutti i telegiornali e giornali
radio», ha ricordato il segretario
della Filt Guido Abbadessa al presidente
Rai Antonio Baldassare al quale
ha inviato una lettera. È intervenuto
anche Paolo Serventi Longhi, segretario
della Fnsi (sindacato dei giornalisti)
augurandosi che la Rai «segua adeguatamente
le manifestazioni di venerdì. Perché il silenzio e
la censura uccidono il pluralismo e la
stessa informazione». Lo sciopero riguarda
milioni di persone «sarebbe
davvero scandaloso - afferma Serventi
Longhi - se venisse cancellato dai
media e le sue motivazioni venissero
nascoste ai cittadini».
Sarà uno «sciopero per l’Italia»,
così ha voluto chiamarlo Guglielmo
Epifani, L’Italia «dei diritti e della coesione
sociale», «in cui il valore del
lavoro sia valore di tutti».
Un obiettivo alto, c’è una fortissima
dose di idealità nel parlare di «diritti
indisponibili», come l’articolo
18 dello Statuto dei lavoratori modificato
dal Patto per l’Italia che ha aperto
la via ai licenziamenti facili. Vale
la pena di ricordare che lo sciopero
di venerdì nasce innanzitutto dal muro
che la Cgil ha voluto opporre al
disegno contenuto nella delega sul
mercato del lavoro, quella che «scarica»
sul mercato vagoni di flessibilità
(leggi precariato) senza una contropartita
di tutele. E che riporta in Italia
la libertà di licenziare senza giusta
causa. Venerdì dunque si sciopera
«per i diritti» e si protesta anche contro
una lunga lista di cose concrete,
facilmente misurabili, monetizzabili
anche. La Finanziaria: ieri Epifani ha
ribadito il giudizio «fortemente negativo»,
la manovra «non fa rigore e
neanche sviluppo mentre la crescita
quest’anno è più vicina allo zero che
allo 0,6% previsto da Tremonti». La
situazione «è destinata ad aggravarsi.
I contenuti della Finanziaria confermano
e rafforzano le ragioni dello sciopero».
La Cgil sciopera per uno Stato
sociale universale e moderno, per la
scuola e la formazione per tutti e di
qualità, contro le deleghe che cambiano
in peggio il mondo del lavoro, le
pensioni e il fisco o che destrutturato
ola tutela dell’ambiente e della salute nei
luoghi di lavoro. È anche uno sciopero
per il Sud ignorato dalle politiche governative,
anello debole di una crisi che pure, come
dimostra la vicenda Fiat, non risparmia nessuno.
E, passato lo sciopero, proprio il
Mezzogiorno potrebbe tornare ad essere
terreno comune per le tre confederazioni
sindacali: «Siamo interessati
a riprendere il cammino unitario,
che non abbiamo interrotto noi, ma
scelte sbagliate di altri e la manovra
del governo e della Confindustria
per isolare la Cgil», ha detto Epifani
commentando le proposte di mobilitazione
congiunta arrivate in questi
giorni a livello locale in Sicilia e in
Campania dalle altre organizzazioni
e in particolare dalla Cisl. «Dopo lo
sciopero - ha aggiunto il segretario
della Cgil - dovessero arrivare proposte
di sciopero su motivi condivisi
avrebbero una risposta positiva».
A Corso d’Italia continuano ad
arrivare ad adesioni di fette «importanti
e significative della società civile»,
spiega il responsabile organizzativo
Carlo Ghezzi. «Lo sciopero avrà
un'adesione prossima a quella il 16
aprile scorso, quando la mobilitazione
fu unitaria. Gli argomenti sul tappeto
sono molto sentiti dai lavoratori
e dai pensionati, questa Finanziaria
semplicemente non è credibile,
basti pensare agli 8 miliardi di euro
dal condono: cifre così non si sono
avute neanche con i condoni dei governi
democristiani». E poi c’è la Fiat
«lo sciopero è segnato da questa vicenda
che è emblematica - per Ghezzi-.
Invece di occuparsi dei problemi
veri dell’apparato produttivo italiano,
il governo ha speso oltre un anno
ad attaccare i diritti e a isolare la
Cgil».