26 settembre 2002
Al termine di un percorso a ostacoli, per le assenze nella maggioranza e l’ostruzionismo dell’Ulivo, ieri il Senato ha approvato il Ddl
Riforma del lavoro al primo traguardo
Sulle modifiche all’articolo 18 il Governo promette tempi brevi - Per Treu è un’innovazione di cartapesta - I sindacati si dividono
ROMA. La riforma del mercato del lavoro
supera il primo traguardo. Con il sì di
ieri del Senato, il provvedimento passa
ora alla Camera che dovrà esaminarlo in
seconda lettura. I voti del via libera sono
stati 141, 89 i contrari e quattro gli astenuti:
un finale che arriva dopo un iter piuttosto
travagliato del testo, su cui pesavano
circa 700 emendamenti. Dall’inizio dei
lavori (mercoledì scorso), infatti, è mancato
per venti volte il numero legale sia
per l’ostruzionismo dell’opposizione sia
per le assenze tra i banchi della maggioranza.
Solo martedì sera, alle cinque, dopo
un vertice dei capigruppo di maggioranza,
il Ddl (848) ha cominciato a marciare
spedito. In poche ore sono stati
approvati quattro articoli e poi ieri c’è
stato il sì definitivo.
Entro Natale il Governo punta all’approvazione
finale della riforma anche se
poi dovranno essere varati i decreti attuativi
per trasformare in legge i contenuti
del testo. Con il varo di questo Ddl e l’approdo
alla Camera, dovrebbe iniziare l’iter di un altro testo
nato da una sua costola.
Un provvedimento che recepisce una parte
del Patto per l’Italia e dell’accordo tra Governo
e parti sociali (fatta eccezione per la Cgil).
Si tratta di un disegno di legge (848 bis) in cui
confluirà la riforma dell’articolo 18, il riordino
e il rafforzamento finanziario dell’indennità
di disoccupazione mentre sul trasferimento
di ramo d’azienda verrà presentato un
emendamento alla Camera. Al momento,
il testo è quello originario (cioè un semplice
stralcio delle norme dall’848) perché il
Governo non ha ancora presentato
l’emendamento che recepisce l’intesa tra
le parti ma, come ha annunciato il ministro
Maroni, è ormai questione di giorni.
«La presentazione degli emendamenti
dell’Esecutivo al Ddl 848bis, arriverà —
ha spiegato il ministro del Welfare, Roberto
Maroni — dopo la Finanziaria, la
settimana prossima. Anche per questo
provvedimento ci auguriamo una approvazione
in tempi rapidi perché il Ddl prevede
interventi significativi sugli ammortizzatori
sociali e la flessibilità».
Le novità introdotte dalla riforma varata
ieri da Palazzo Madama sono essenzial-
mente quattro: apertura ai privati e, in
particolare, alle società di lavoro temporaneo
al collocamento; debutto di nuove
forme contrattuali come lo staff leasing,
il contratto a chiamata e le collaborazioni
coordinate e continuative; il riordino di
contratti già esistenti come l’apprendistato
e il contratto di formazione lavoro; una
maggiore flessibilità per il parttime.
Innanzitutto il collocamento: si aprono
le porte a una vera concorrenza tra uffici
pubblici e operatori privati e si attiva una
borsa del lavoro telematica nella quale
confluiranno, in rete, tutte le domande e le
offerte di lavoro. Tra le new entry contrattuali,
spiccano lo staff leasing e il lavoro a
chiamata (un lavoratore offre all’azienda
la disponibilità a essere chiamato al lavoro
in qualsiasi momento e, a fronte della
reperebilità data, riceve un’indennità ad
hoc). Ma arrivano prime regole e tutele
anche per le collaborazioni coordinate e
continuative: è previsto il riconoscimento
della malattia, maternità e infortunio.
Sul part-time, poi, il Governo gioca la
scommessa per innalzare il tasso di
occupazione femminile rendendo più
elastiche le fasce orarie.
Inoltre, verranno scritte regole
ad hoc per favorire la staffetta anziani-giovani.
«È un provvedimento che può cambiare il volto
del mercato del lavoro.
Fa tornare alla mente l’autore e l’ispiratore
del Ddl, il professor Marco Biagi», ha
commentato il ministro Maroni. Dalle opposizioni,
invece, solo aspre critiche. E al
sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi
che ha parlato di una «riforma ambiziosa
e rivoluzionaria che va oltre le timide
aperture del pacchetto Treu», replica
proprio l’ex ministro del Lavoro, Tiziano
Treu: «Macchè riforma ambiziosa. Piuttosto
un passo indietro, è una riforma di
cartapesta. La verità — ha spiegato il
senatore della Margherita — è che il
Governo ha perso più di un anno, senza
alcun provvedimento di sostegno all’economia
e al lavoro. Basti pensare alla pericolosa
caduta dell’economia e la grande
tensione sociale che il Governo ha inutilmente
creato». Giudizi opposti tra i sindacati:
per la Cgil «si prefigura un supermercato
del lavoro», positivo invece il giudizio
di Cisl e Uil.
LINA PALMERINI