24 settembre 2002
Rallenta la crescita dell’occupazione
Disoccupati in calo all’8,7%. Confindustria: al Nord si perdono posti. Commercio: meno 100mila addetti
ROMA L’occupazione continua a crescere,
ma a scartamento ridotto rispetto ai
periodi precedenti. In luglio l’incremento
è stato dell’1,2% a fronte dell’1,8% di
aprile e dell’1,7% di gennaio. Sono 271
mila i nuovi posti di lavoro creati in un
anno, di cui 121 mila al Sud. È quanto
rende noto l’Istat che ha anche rilevato
un calo della disoccupazione all’8,7%, il
dato destagionalizzato (il 9%) è il più
basso dal ‘92. In Italia gli occupati sfiorano
dunque quota 22 milioni, calano invece
i disoccupati di 98mila unità.
A pesare negativamente sul trend, il settore
dei servizi che registra 166 mila occupati
in più, ma con un forte rallentamento
del ritmo di sviluppo. Per quanto
riguarda la ripartizione geografica, questa
volta il Nord (62mila i nuovi posti)
cede il passo al Centro (89mila) e al Sud
(121mila) dove l’occupazione cresce in
media del 2%.
Luci ed ombre, dunque, ma il governo
vede solo le prime e si abbandona
all’unisono in commenti entusiastici a
cominciare dal premier secondo il quale
la «performance nell'ambito dei posti di
lavoro, che era uno dei nostri obiettivi
ci gratifica e dovrebbe dare fiducia a
tutti». Dimentica Berlusconi che nessuna
delle misure sul lavoro predisposte
dal suo governo è finora andata in porto
(tranne il pasticcio sul credito di imposta),
quindi se incremento degli occupati
c’è stato, è una rendita delle passate
legislature. Dimentica poi quel che disse
un mese fa a Rimini quando, citando le
polizze Inail, parlò di un incremento
dell’occupazione pari a 1 milione.
L’Istat lo ha nuovamente smentito: 271
mila nuovi occupati, non uno di più.
In ogni caso sono in molti a non
condividere la sua enfasi. A partire dagli
industriali, che vedono nerissimo, alla
Cgil, passando per la Confesercenti con
il presidente Marco Venturi che segnala
«che solo il settore del commercio al
dettaglio ha visto ridursi di 100.000 unità
in un anno il numero di lavoratori
autonomi». «L'occupazione è ferma afferma
Giampaolo Galli, responsabile
del centro studi di Confindustria-. Il livello
di crescita è zero. La componente
positiva si registra nel Mezzogiorno grazie
al credito d'imposta, ma al Nord il
tasso disoccupazione è aumentato fino
al 4%. Questa tendenza rischia di estendersi
al resto del Paese». Viale dell’Astro
nomia che vede così a rischio (e al ribasso)
anche il tasso di crescita del Pil, stimato
lo 0,6%.Preoccupazione anche in
Cgil. Se è vero che il numero degli occupati
è cresciuto di 271.000 unità - spiega
il segretario confederale Giuseppe Casadio
- non bisogna dimenticare che per
raggiungere i tassi di attività obiettivo
dell'Unione sarebbe necessario un tasso
di crescita doppio pari a circa 500.000
posti l'anno. «È quello che è accaduto
negli ultimi due anni della scorsa legislatura».
Sul Mezzogiorno Casadio ricorda
che il dato non riflette ancora del blocco
del credito di imposta per i nuovi assunti.
Abbastanza soddisfatta la Cisl, Savino
Pezzotta giudica «molto positivo» il calo
della disoccupazione. Il dato dimostra,
a suo parere «che gli interventi fatti
sulla flessibilità e sul mercato del lavoro
nel complesso stanno dando importanti
risultati sul piano occupazionale». Per
la Uil i dati «sono incoraggianti e confermano
la validità delle scelte sindacali,
delle flessibilità contrattate». Così il leader
Luigi Angeletti che ora chiede investimenti,
a partire dal Sud.
- fe. m.