LUCCA - I Paesi europei si alleano contro il lavoro minorile. I 29 ministri del Lavoro riuniti a Lucca ieri hanno firmato una risoluzione per invitare i rispettivi Paesi a mettere in atto politiche per contrastare il fenomeno del lavoro minorile. Tra i punti della risoluzione, uno invita a guardare al lavoro minorile anche come fenomeno legato all'economia sommersa, dove i minori sono impiegati «spesso nelle forme più pericolose e nascoste, inclusi il lavoro forzato, la schiavità e quelle situazioni in cui i bambini sono confinati nelle abitazioni del loro datore di lavoro». A Lucca l'incontro tra i ministri del Lavoro continuerà anche oggi: sono presenti i quindici membri della Ue, i dieci Paesi entranti più Turchia, Romania, Croazia e Bulgaria. «L'obiettivo di questa riunione - ha spiegato il ministro Roberto Maroni - è rilanciare l'impegno per i diritti dei cittadini più piccoli dell'Europa. È nostra ferma volontà avviare un confronto tra i Paesi membri sulla costituzione della figura di un garante a livello comunitario dell'infanzia». Nel complesso, in Europa e nel bacino del Mediterraneo lavorano 15 milioni di bambini. In Italia sono 144mila quelli tra sette e quattordici anni, senza contare gli extracomunitari: gli abusi sono soprattutto in bar, ristoranti e alberhi, oppure nei negozi e nei lavori in campagna. Oltre 31.500, secondo l'Istat, sono vittime di forme di sfruttamento. La legge vieta qualsiasi attività lavorativa al di sotto dei 15 anni, mentre è possibile lavorare tra i 15 e i 18 anni, purché l'attività non sia usurante o pericolosa. Non tutti i lavori sono uguali, avverte il sottosegretario Maria Grazia Sestini. «Quando si parla di impegno di lavoro saltuario o del tutto occasionale non si parla sempre di qualcosa di negativo, anche se si tratta di lavoro minorile e quindi di un fenomeno da monitorare con attenzione. In quei numeri ci sono ragazzi che aiutano saltuariamente i genitori in negozio, che partecipano alla vendemmia o alla raccolta delle olive e queste forme di collaborazione possono anche contenere un valore educativo». Sud e Nord-Est sono le aree dove l'abbandono nella scuola è piùà diffuso. Con una differenza: «Nel Sud - spiega la Sestini - si abbandona la scuola e si va a lavorare, sempre in nero, per aiutare la famiglian, nel Nord-est le famiglie mandano a lavorare i figli minori perché sono convinte che la scuola non serva». A Lucca è stata annunciata anche la nascita di ChildOnEurope, una rete europea di osservatori e centri di documentazione nazionali per l'infanzia. Il coordinamento è affidato al Centro nazionale di studi sull'infanzia e l'adolescenza, che ha sede a Firenze.