Le parti sociali approvano la proposta di Sacconi di gestire i sistemi di sostegno al reddito attraverso enti bilaterali Primi sì ai nuovi ammortizzatori Confindustria: «È un’impostazione che abbiamo già condiviso con il patto per l’Italia» - Solo la Cgil è contraria
MILANO - Incentivi all’occupazione prevalentemente indirizzati all’inserimento delle cosiddette fasce deboli (donne, lavoratori over 50, disabili) e il coinvolgimento delle parti sociali nella gestione degli ammortizzatori sociali. Se pur a fatica il disegno di legge delega 848 bis, il secondo pilastro dopo la legge Biagi sulla riforma del mercato del lavoro, comincia a delineare il riordino degli strumenti a sostegno del reddito e lo fa tracciando un nuovo meccanismo per l’assegnazione degli incentivi al lavoro e rivedendo appunto la normativa sugli ammortizzatori sociali. In quest’ultimo caso, una delle novità più importanti che prenderà forma, dopo l’approvazione del provvedimento attualmente in discussione in commissione al Senato, è l’ingresso degli enti bilaterali negli interventi per le politiche passive. Lo ha sottolineato nei giorni scorsi il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi (si veda Il Sole 24-ore del 28 settembre) che ha ricordato come questi organismi saranno attivamente coinvolti nella gestione degli ammortizzatori integrativi. Oltre alla formazione dunque, e dopo la centralità conferita agli enti bilaterali dalla legge Biagi, le parti sociali diventano ora protagoniste «in quello che — Raffaele Bonanni segretario confederale della Cisl — definisce l’ultimo tassello per passare dalle politiche passive a quelle attive e per organizzare queste ultime in modo innovativo». L’impostazione, dunque, dell’848 bis piace alla Cisl che però sottolinea «è importante che il Governo abbatta gli oneri fiscali che gravano sui fondi bilaterali». Bonanni condivide anche la scelta di «riposizionare gli incentivi solo su alcuni segmenti dei lavoratori», purché questo passaggio si traduca in una gestione «finalmente» efficace degli incentivi. L’obiettivo per il sindacato è l’effettiva messa a frutto degli incentivi «a differenza di quanto invece è accaduto in passato». Per il testo una promozione piena arriva da Confindustria. «La bilateralità — dice Giorgio Usai, direttore dell’area strategica Welfare e risorse umane di Confindustria — è un’impostazione che abbiamo condiviso già con il patto per l’Italia». E una conferma sull’efficienza degli enti arriva dai precedenti, ricorda Usai, a partire dall’esperienza dell’artigianato, ma anche dell’edilizia e del credito, fino ad arrivare all’ultimo contratto dei dirigenti «che prevede — dice Usai — la costituzione di un ente bilaterale Confindustria- Federmanager, da realizzare in occasione del prossimo contratto, per la gestione di un fondo integrativo che dovrà occuparsi della disoccupazione dei dirigenti». Condivisa dalle imprese anche la soluzione per rimodulare gli incentivi: «l’importante — conclude Usai — è ampliare la base occupazionale». Più cauta, invece, la valutazione della Uil che rimanda il giudizio sulla norma relativa proprio agli incentivi, pur condividendo la strada della bilateralità, a patto però «che si crei un collegamento — dice Fabio Canapa — tra gli ammortizzatori e l’accesso alle attività formative». «Quanto agli incentivi è ancora prematuro — specifica il segretario confederale —dare un parere: bisognerà capire come il sistema sarà concretamente articolato». L’848 bis non convince invece la Cgil: per il segretario confederale, Giuseppe Casadio, si tratta infatti «di un testo generale e generico» che in mancanza dei decreti attuativi non chiarisce «cosa il Governo intende veramente fare». Secco no pure a «un’impostazione della bilateralità — continua Casadio — che dice per legge alle parti cosa devono fare».