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ECONOMIA     
Previdenza privata, Francario chiede di ridurre l’aliquota

«Senza l’utilizzo del Tfr, rendite complementari insufficienti» Nel 2000 le gestioni hanno reso il 3,55%

      ROMA - Aumentano gli iscritti ai fondi pensione, ma l’adesione dei giovani è bassa mentre restano da sciogliere il nodo fiscale e quello del Tfr (trattamento di fine rapporto): fino a quando i fondi pensione non verranno finanziati con gli accantonamenti annuali per le liquidazioni (25 mila miliardi), le rendite che matureranno saranno insufficienti a garantire una decente integrazione delle pensioni obbligatorie. Lo dice la Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) nella relazione annuale presentata ieri al Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) dal presidente Lucio Francario.

      GLI ISCRITTI - Al 31 marzo 2001 risultano 107 fondi in attività e 20 autorizzati. Gli iscritti superano un milione e centomila. Se a questi si aggiungono gli aderenti ai fondi precedenti alla riforma del ’92, si arriva a un milione 800 mila iscritti e a una raccolta di 58 mila miliardi di lire. Il tasso di adesione è soddisfacente per i fondi negoziali o «chiusi», quelli cioè promossi da accordi tra sindacati e imprese, dice la Covip. Ce ne sono 18, con 768 mila aderenti, pari al 32,6% dei lavoratori interessati. Per Fonchim (lavoratori chimici) e Cometa (metalmeccanici), il tasso di adesione è del 37,3%. Tra il ’99 e il 2000 gli iscritti ai fondi chiusi sono aumentati del 26,3%. Quelli ai fondi «aperti» promossi da banche, assicurazioni e altri gestori professionali sono cresciuti del 63,6%, arrivando a 223 mila. A scegliere un fondo pensione sono però soprattutto i lavoratori più adulti. Stanno partendo anche i primi fondi nel pubblico impiego, ma Francario è preoccupato per «il problema posto dagli accantonamenti figurativi».


      FISCO E TFR - La riduzione dal 12,5 all’11% del prelievo sui redimenti dei fondi pensione non è sufficiente, spiega il presidente della Covip, a spingere il risparmio verso la previdenza complementare. Francario ha ricordato che la commissione Finanze della Camera aveva chiesto un’aliquota del 6,5%. L’autorità valuta positivamente la possibilità di dedurre i contributi ai fondi fino a 10 milioni l’anno, però sottolinea che siamo lontani da tali livelli di contribuzione perché il Tfr non viene ancora ben utilizzato. Soltanto i lavoratori assunti dopo il 28 aprile 1993 (data della riforma) che aderiscono a un fondo devono finanziarlo con l’intero accantonamento annuale del Tfr (6,9%) e quindi, con i versamenti dell’impresa, arrivano a soglie di contribuzione superiori al 9%. Gli altri invece utilizzano solo un paio di punti del Tfr e hanno quindi un livello di contribuzione di circa il 4,5%, con il risultato che dopo 25 anni avranno al massimo una rendita pari all’8-10% dell’ultima retribuzione, mentre avrebbero una pensione doppia utilizzando l’intero Tfr.



      RENDIMENTI E COSTI - Nel 2000 il rendimento dei fondi chiusi è stato del 3,55%, in linea con la rivalutazione del Tfr. Quello dei fondi aperti, a causa del cattivo andamento della Borsa, è stato invece del 2,9% (ma tenendo conto anche del ’99 si sale al 12,9%). Il costo delle commissioni e delle altre spese è stato di 29 mila lire a testa in media per gli iscritti ai fondi chiusi: un buon risultato, dice la Covip, e migliore di quello dei fondi aperti. Per promuovere la concorrenza, Francario giudica «utile l’equiparazione annunciata dal governo tra fondi chiusi e aperti».
Enrico Marro


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