La Cit dopo Scanzano Jonico aprir? anche a Pietralcina e nella Piana di Sibari delle strutture da 175 milioni di euro Pioggia di investimenti per il Sud Nova Concordia verso lo sbarco a Castellaneta Laura Di Pillo
(NOSTRO SERVIZIO)
MILANO - Come'? cambiato il commercio mondiale, quali le regole, i protagonisti,?i limiti della new economy. Temi al centro dell'intervento ieri alla Bit dell'economista americano Jeremy Rifkin, autore di numerosi testi sull'impatto delle nuove tecnologie sull'economia, il mercato del lavoro, l'ambiente. Qual ? la grande differenza tra il mercato tradizionale e l'economia globale? Nel mercato tradizionale ci sono venditori e compratori, si fanno i soldi con il volume del traffico e con i margini delle transazioni. Nei network, nell'economia di rete, ci sono fornitori e utenti, servizi e clienti. La propriet? del bene esiste ancora ma coincide con il produttore, l'utente vi accede con diverse formule: licenze, accordi, sottoscrizioni. La ragione per cui si passa dal mercato ai network ? che il primo ? troppo lento. Le nuove tecnologie, le telecomunicazioni, il web consentono infatti di organizzare gli scambi molto pi? velocemente e questo impone un'organizzazione per segmenti di tempo. Un grande cambiamento rispetto? alle regole dell'economia tradizionale Sicuramente s?, passiamo dallo scambio di tipo industriale a quello di tipo culturale. Quali sono i limiti di questo tipo di organizzazione? C'? un enorme potenziale verso la protezione dell'ambiente. Nel mercato non si pu? avere uno sviluppo sostenibile e questo ? un punto critico, anche nel turismo. Infatti nell'economia tradizionale il venditore si sbarazza della merce vendendola al compratore. Una volta che il prodotto ? fuori dai negozi, poco importa. Nel network invece la propriet? del bene resta sempre con il produttore e questo modifica i criteri di utilizzo di beni e materiali. Ad esempio le auto: un terzo del prodotto non ? venduto ma ceduto in leasing. Tra 10 anni tutte le auto continueranno ad appartenere a chi le produce e questo consentir? di controllarne meglio le funzionalit? e saranno forse anche pi? riciclabili. Il produttore dovr? cos? gestire tutta la catena dei costi, noi saremo solo utenti. L'aspetto negativo ? che i network possono connettere utenti e fornitori in tutto il mondo. L'abilit? di monopolizzare il potere investe sia il settore del business to business che quello del business to consumer. Dunque bisogna ripensare i meccanismi di sorveglianza e di controllo? ? il punto fondamentale. E questa sorveglianza dovr? essere globale perch? globali sono i network. Le grandi compagnie che producono e vendono contenuti globalmente hanno un enorme potere.?La gente teme di perdere la propria identit? culturale, il senso della propria sovranit?. Abbiamo quindi bisogno di riportare la cultura locale in primo piano al centro della vita politica. Ci deve essere cio? un equilibrio tra commercio globale e realt? locali. ? indispensabile senso riglobalizzare, ristabilire le regole dal basso verso l'alto definendo le giuste priorit?.