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14 Gennaio 2003
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NON SOLO SINISTRA 1. UN ALTRO STRAPPO SINDACALE Pezzotta di lotta sfida la Cgil sulle pensioni e i contratti Per la Cisl c’è continuità tra Firenze e il nuovo sciopero «solitario»
Nessuna sorpresa. Il nuovo strappo della Cgil che proclamerà oggi, da sola, uno sciopero generale di quattro ore per il 21 febbraio contro il declino industriale del paese, non suscita alcuno stupore nella Cisl di Savino Pezzotta. Ciascuno, ormai, va per la sua strada. «Prosegue il deragliamento della Cgil dal proprio ruolo sindacale», commenta Raffaele Bonanni, membro della segreteria nazionale. Un ruolo politico in senso stretto, secondo la lettura che ne dà il sindacato di Via Po. «C'è oggettivamente una contiguità e una continuità tra il meeting di Firenze e l'accelerazione che la Cgil ha impresso alla decisione sullo sciopero. Non c'era, e non c'è, alcuna scadenza ma questa accelerazione è la prova che esiste un disegno politico», aggiunge Pier Paolo Baretta, anch'egli segretario confederale. L'accusa di essere un sindacato-partito, sensibile ai richiami dei movimenti, non è nuova. Ed è, in gran parte, una conseguenza della tesi sposata proprio dalla Cgil: al bipolarismo politico non può non corrispondere un bipolarismo anche nel campo sociale. La Cgil, con le sue proposte e le sue valutazioni di merito sindacale, sta all'opposizione. Come, peraltro, la stragrande maggioranza dei suoi iscritti: oltre il 70% - secondo una ricerca di Ilvo Diamanti - ha votato per il centro sinistra, contro il 60% di quelli Uil e il 50% di quelli Cisl. Ma oltre il 75% dei dirigenti della Cisl ritrova il proprio referente politico nell'area del centro sinistra, in particolare nella Margherita. Da qui, quello che il sociologo Gian Primo Cella ha indicato come il fenomeno del «voto incoerente fra appartenenza sindacale e scelta politica». Ma sta proprio in questa apparente contraddizione la natura della Cisl di Pezzotta nella stagione del bipolarismo. Dopo gli sbandamenti della gestione di D'Antoni, la Cisl ha progressivamente abbandonato le tentazioni di schierarsi politicamente. Oggi sarebbe davvero molto difficile pensare ad una Cisl impegnata nella costituzione dei «Comitati per Prodi» come lo fu nella discesa in campo del professore. Quella di oggi è, per il sindacato di matrice cattolica, un'altra epoca. La politica c'è nelle scelte della Cisl (basti pensare all'opposizione intransigente al progetto di devolution) ma non corrisponde agli schieramenti sulla scacchiera dei partiti. Lo sforzo del nuovo gruppo dirigente («più unito rispetto al passato», osserva Baretta un tempo espressione della cosiddetta sinistra carnitiana) è stato quello di caratterizzare la Cisl come il sindacato dell'autonomia (che non coincide con la neutralità politica) e delle proposte. Senza rincorrere le iniziative della Cgil non sempre dettate dal logiche sindacali. Così mentre la Cgil si prepara ad un nuovo sciopero da sola, Pezzotta lancia la sua proposta sulle pensioni: chiudiamo una volta per tutte il dossier ma partendo dal lato debole del sistema, quello della previdenza integrativa. A poche settimane (il 20 gennaio) dall'avvio del negoziato per il contratto dei metalmeccanici, la Cisl parla della necessità «urgente» di rivedere il modello contrattuale per distribuire la produttività laddove si genera, nelle aziende o nei territori, riducendo il ruolo del contratto nazionale. E segnando un'approccio radicalmente diverso rispetto alla piattaforma della Fiom-Cgil che chiede una quota significativa della produttività anche nel contratto nazionale. E per le riforme istituzionali boccia ogni ipotesi di elezione diretta del premier, proponendo un adattamento al modello tedesco, accompagnato dalla creazione della Camera delle Regioni. A fatica - visto che nell'ultimo anno, per colpa dell'articolo 18 gli scioperi sono aumentati del 400% - la Cisl prova a rilanciare il tema della partecipazione. Un sentiero su cui ha trovato fortemente sensibile An, il solo partito che abbia presentato una proposta di legge.
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