Pezzotta: dell’unità sindacale se ne occupano i sindacati
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021
sabato 20 settembre 2003
dibattito
Pezzotta: dell’unità sindacale se ne occupano i sindacati, non i partiti
ROMA Unite nella difesa dell’autonomia della rappresentanza sociale da quella politica, divise sul tema della rappresentatività sindacale. Ieri Cgil, Cisl e Uil sono tornate a confrontarsi, l’occasione è stata un convegno promosso dai Ds e dall’Istituto Gramsci proprio sui rapporti tra sindacato e politica. Un rapporto che va tenuto distinto, e su questo è il leader della Cisl Savino Pezzotta è stato deciso: «Alla politica voglio dire di lasciarci sbagliare e fare da soli». «Questo interesse alla nostra unità mi turba e induce sospetto. Quali sono gli interessi?». Un esordio a gamba tesa cui ha subito replicato Cesare Damiano che ha moderato la tavola rotonda cui partecipavano anche Epifani e Angeletti: «È ovvio - ha detto il responsabile Lavoro dei Ds - che il diritto di fare e di sbagliare fa parte della reciproca autonomia, voglio rassicurare Pezzotta. Non c’è alcun “interesse” del mio partito all’unità, ma non siamo certo indifferenti». Del resto Damiano introducendo il dibattito era stato chiaro sottolineando che l’unica funzione che può avere un partito in questa fase di divisioni sindacali non può che essere di «mediazione»: «Dobbiamo fare i conti con il bipolarismo politico, non si tratta di (ri)praticare strade quali il collateralismo tra sindacati e politica», ha detto, «lo spazio in cui i Ds si muovono è quello della cooperazione senza primati sui problemi del lavoro». Toni più sfumati rispetto a Pezzotta, ma contenuti analoghi quelli di Guglielmo Epifani anche lui convinto che «i rapporti tra rappresentanza sociale e rappresentanza politica devono basarsi sull’autonomia di ognuna della parti che le rende entrambe più forti». Quanto a chi rappresenta chi nel sindacato, le divisioni tra Cgil, Cisl e Uil ci sono tutte: Pezzotta e Angeletti sono tornati a ribadire il loro «no» ad una legge che regoli la rappresentanza, lo strumento legislativo è invece utile per Epifani che ha messo in guardia «dall’anarchia generata dall’assenza regole dentro cui non sempre si trova la soluzione giusta». Se ne riparlerà. Ora preme il discorso sulla Finanziaria e quello delle pensioni che ieri si è arricchito dell’ultima indiscrezione secondo cui il governo sarebbe disposto a rinunciare alla decontri- buzione per i nuovi assunti in cambio del semaforo verde alla sua riforma. «L’apertura» tutta da confermare, sarebbe del ministro Maroni. Ma Cgil, Cisl e Uil non ci stanno: «La decontribuzione si scambia solo con la fiscalizzazione degli oneri sociali impropri», ha affermato il segretario confederale della Cisl, Pierpaolo Baretta, per il quale resta fermo il no ad un «innalzamento obbligatorio dal 2008 dei requisiti di accesso alla pensione di anzianità».