| GIOVEDÌ 4 DICEMBRE 2003 |
| Pagina 39 - Economia | |
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IL CASO Epifani: restano alcuni elementi da approfondire e la Dini è sempre valida Pensioni, sindacati lontani dalla proposta unitaria
Il ministro del Welfare Maroni si affida a metafore marinare per ripetere che il tempo sta scadendo: «La navigazione è a vista fino al 10 dicembre. E poi navigazione strumentale: cioè avanti tutta. La verità è che trattiamo da mesi e aspettiamo una proposta del sindacato entro sabato. Dopo sarà lecito procedere. La data del 10», aggiunge Maroni, «non è un ultimatum. E´ il termine entro cui depositare correzioni ed emendamenti in commissione Lavoro del Senato, prima del voto». Di lì a poco, il presidente della Commissione Zanoletti (Udc) annuncia che il termine per la presentazione degli emendamenti slitta di un giorno, dal 10 all´11 di dicembre (anche per recuperare la giornata festiva dell´8 dicembre, l´Immacolata). Ma la sostanza, e la tempistica parlamentare, cambia di poco. A proposito di emendamenti i centristi della maggioranza insistono per una riforma molto più graduale, punto su cui Maroni non apre ma neanche chiude. Una cosa, invece, è già certa: gli incentivi, quelli partiranno soltanto dopo l´approvazione della legge. «Non ci sarà stralcio per farli partire prima. L´ipotesi è circolata, ma era infondata» Se la tabella di marcia del ministro verrà rispettata la riforma arriverà in aula a gennaio (come si deduce dal calendario dei lavori che la conferenza dei capigruppo del Senato ha deciso ieri). In questo clima, Cnel ed Eurisko pubblicano un´indagine sulle ansie degli italiani, tra cui certamente ci sono le pensioni. Certo, qualcosa andrà pur fatto. Il 67% degli italiani ammette che il sistema previdenziale dev´essere riformato, ma il 63% boccia la prospettiva che si possa andare in pensione dopo i 40 anni di contributi (ne dovrebbero bastare 34). Il 50% degli intervistati, poi, boccia l´ipotesi d´innalzare l´età pensionabile a 65 anni per gli uomini (la controproposta è 59) e a 60 anni per le donne. (a.fon.) |