corrispondente da Bruxelles Sul fronte del caro-petrolio, l’Europa sostiene la necessità che i paesi membri dell’Unione rendano note le loro riserve, anche per dare una maggiore trasparenza sul mercato del greggio dove trionfa la speculazione. Tuttavia Padoa-Schioppa, che nega un intervento di alleggerimento fiscale, invita non a farsi illusioni: «Il caro energia non è transitorio, ma determinato da 2,5 miliardi di abitanti che crescoino al ritmo del 10% all’anno». L’unica soluzione è attendere che «il mercato assorba questi prezzi». E l’euro forte, vincerà? L’euro è fortissimo, di fronte al dollaro, ma anche al cospetto dello yuan. É un problema? La notizia del giorno è che l’Europa farà presto una lunga marcia sino a Pechino per affrontare di petto con la dirigenza cinese il tema di una rivalutazione della moneta. Il 27 novembre, la trojka europea formata dal presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, dal presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet e dal commissario per gli Affari economici e monetari, Jaquin Almunia, muoverà alla volta di Pechino: “Il fatto è – ha dichiarato Juncker – che bisogna far comprendere alla Cina che essa ha una responsabilità crescente nella politica monetaria internazionale”. La Cina è messa sulla graticola perchè le si imputa di mantenere la propria moneta ad un livello artificialmente molto basso per favorire le proprie esportazioni e sostenere la propria vigorosa crescita economica. Questo è il punto del confronto con l’Europa. Naturalmente, non siamo ad un confronto esclusivo con la Cina. Mica ci si è scordati del dollaro. Come, infatti, ha sottolineato il ministro belga Didier Reynders, l’Ue ha necessità di discutere «con tutti i partner i tassi di cambio, in primo luogo con la Cina». Ovviamente, la preoccupazione non ha tralasciato il cambio con il dollaro che viaggia a quota 1,47. Ciò ha fatto dire a Juncker che gli europei «non amano l’eccessiva volatilità delle monete». |
Padoa-Schioppa: la nostra economia peggiora
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021