|
Giovedì 28 Dicembre 2000 italia - economia L’Istat ha registrato a ottobre un incremento di 590mila posti (+2,8%) Decisivi gli impieghi atipici Occupazione, crescita record Servizi e costruzioni trainano la corsa. I senza lavoro scendono al 10% ai minimi da otto anni
(NOSTRO SERVIZIO)
ROMA. L’occupazione, sostenuta dal sempre più frequente ricorso ai contratti atipici, continua a migliorare. La crescita fatta registrare nello scorso ottobre (+2,8% rispetto all'ottobre 1999) ha infatti portato il totale degli occupati a 21 milioni e 450mila. E a rafforzare la valenza positiva di questa crescita c’è la forte flessione della disoccupazione (-8,3%, il calo più forte dall’inizio degli anni novanta), anch’essa capace di mettere a segno il miglior risultato degli ultimi anni. Segnali positivi arrivano una volta tanto anche dal Sud, dove l’occupazione è riuscita a mettere a segno una crescita del 2,7% e i senza lavoro sono diminuiti del 3%. Tra i diversi settori, i timidi segnali di ripresa lanciati dall’agricoltura (+0,3%) e dall’industria in senso stretto (+0,3%) si sono accompagnati alla persistente vivacità del terziario (+4%) e alla buona vena delle costruzioni (+3,1%).
Di conseguenza, l’occupazione ha potuto superare di ben 590mila unità i livelli raggiunti nell’ottobre dell’anno passato e contemporaneamente si è registrata una discesa della disoccupazione pari a 216mila unità. I dati destagionalizzati confermano del resto che la situazione del mercato del lavoro è nettamente migliorata: rispetto al luglio 2000, infatti, l’occupazione è aumentata dell’1,1% (+240mila unità), mentre la disoccupazione è scesa del 3,4% (-85mila unità).
Secondo l’Istat, infatti, nell’ottobre 2000 gli occupati sono saliti a 21 milioni e 450mila unità, mentre le persone in cerca di occupazione sono scese a 2 milioni e 383mila. Rispetto all’ottobre 1999, quindi, l’occupazione è aumentata del 2,8%, una variazione su cui ha influito in misura determinante l’espansione del lavoro atipico, che da solo ha fornito un "surplus" di ben 233mila unità, circa i tre quinti della crescita complessiva dell’occupazione. Eccezionalmente consistente è risultato il contributo dei servizi (+521mila unità, +4%), dove sembra essersi definitivamente consolidata un’espansione che dura ormai da cinque anni e si fa sentire la vivace dinamica del comparto dei servizi alle imprese, assecondata anche dalla crescita degli addetti a trasporti e comunicazioni e commercio.
L’industria in senso stretto, invece, sembra risentire dell’appannamento della ripresa e in attesa di un’accelerazione più decisa della nostra economia si mantiene congiunturalmente sugli stessi livelli di luglio (+0,1% appena), anche se su base annua mette a segno un lieve surplus di addetti (+14mila, +0,3%). Costante la tendenza espansiva delle costruzioni (+51mila unità, +3,1%). Insignificante l’incremento dell’agricoltura (+4mila unità, +0,3%). Da sottolineare anche che a salire è stata tanto l’occupazione dipendente (+379mila unità, +2,5%) quanto quella indipendente (+210mila unità, +3,6%).
Le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 216mila unità (-8,3%), facendo scendere il tasso di disoccupazione al 10% (contro l’11,1% dell’ottobre 1999). È il valore più basso degli ultimi otto anni e porta l’Italia più a ridosso di Francia (9,4% in ottobre) e Germania (9,3% in novembre), permettendo alle distanze da Eurolandia di continuare a ridursi. La disoccupazione sembra dunque allentare la morsa e il deciso calo congiunturale del dato destagionalizzato (-3,4% rispetto al luglio 2000) lo conferma. C’è da aggiungere che continua a diminuire la disoccupazione giovanile, che si è abbassata fino a raggiungere il 31,1% (32,9% nell'ottobre 1999).
Del buon andamento complessivo dell’occupazione ha beneficiato anche il Mezzogiorno. Sotto il profilo tendenziale, e quindi tra l’ottobre 1999 e l'ottobre 2000, il tasso di disoccupazione al Sud è sceso dal 21,1% al 20,2%. Altrettanto deciso il miglioramento che si è verificato nelle regioni settentrionali (il tasso è sceso dal 5,4% al 5,3%). Il Sud oltretutto incasella un aumento dell’occupazione piuttosto consistente: toccando i 6 milioni e 28mila unità l’incremento - in quasi perfetta sintonia con la media nazionale - è del 2,7% (157mila occupati in più). Anche nell’Italia settentrionale l’occupazione è aumentata sensibilmente (+314mila unità, +2,9%), con una crescita più robusta per le regioni del Nord-Est (+156mila addetti, +3,4%) e una altrettanto apprezzabile anche per quelle del Nord-Ovest (+158mila addetti, +2,5%).
I disoccupati sono scesi a 2 milioni e 383mila, la cifra più bassa dall’inizio degli anni Novanta: fra di essi 821mila sono disoccupati in senso stretto (-13,4%), cioè coloro che hanno perduto la precedente occupazione, 1 milione e 28mila sono persone in cerca di prima occupazione (-3,8%) e 534mila "altre persone in cerca di lavoro" (-8,3%). Il calo del numero dei senza lavoro è dunque generale e così il tasso di disoccupazione scende al livello più basso dal 1992 e cioè al 10 per cento.
Con la rilevazione di ottobre, si completa anche il quadro complessivo del 2000. Nell’anno che sta per terminare l’occupazione è salita a 21 milioni e 80mila unità. È anche questo il dato migliore dal 1992 (+1,9% sul 1999). La crescita degli occupati è di 388mila unità, con un aumento di 386mila unità nei servizi e di 43mila nelle costruzioni, che hanno così compensato un calo di 26mila unità nell’industria in senso stretto e di 14mila nell’agricoltura. La disoccupazione scende a 2 milioni e 495mila unità, 174mila meno che nel 1999. In termini percentuali il calo è del 6,5% e c’è da sottolineare che per il secondo anno consecutivo si è verificato un arretramento dei senza lavoro. Non a caso il tasso di disoccupazione scende al 10,6%, contro l’11,4% del 1999.
Elio Pagnotta
|
|