15 ottobre 2002
Pezzotta vuole interventi sugli aiuti - «Firmare il Patto non è stato un errore e non faremo sconti»
Mezzogiorno, il «no» di Cgil, Cisl e Uil
Epifani: si investe troppo poco, per il 2002 crescita vicina allo zero - Musi: un cantiere aperto
ROMA. È sul Mezzogiorno che
il fronte sindacale trova un linguaggio
comune. È emerso di nuovo
ieri nel corso dell’audizione di
Cgil, Cisl e Uil alla Camera sulla
legge Finanziaria: per le tre confederazioni
le misure previste proprio
non vanno, minacciano lo sviluppo
al Sud, a maggior ragione
alla luce della crisi Fiat in alcune
aree meridionali, da Palermo a
Cassino. «Non siamo disponibili
a fare sconti e a stravolgere gli
impegni presi nel Patto per l’Italia.
Siamo molto perplessi sulla
manovra per quanto riguarda il
Mezzogiorno. Comunque, firmare
quell’accordo —ha detto il leader
della Cisl, Savino Pezzotta —
non è stato un errore. Nonostante
la situazione economica si sia fatta
molto difficile e non si veda
una ripresa all’orizzonte, crediamo
che quell’accordo sia ancora
l’unica politica antirecessiva possibile».
Restano dunque le divergenze
note, quelle segnate dal Patto
per l’Italia, che portano Cisl e
Uil a vedere alcune luci nella manovra,
come la riduzione della pressione fiscale
per i redditi bassi e i soldi stanziati per
gli ammortizzatori sociali.
Il linguaggio comune sul Sud
non si traduce, per il momento, in
un recupero unitario. Lo sciopero
separato del 18 ottobre della Cgil,
del resto, incombe ma ieri lo stesso
neo-segretario, Guglielmo Epifani,
ha disegnato un nuovo percorso,
dopo il passaggio di venerdì
prossimo. «Siamo sempre interessati
a riprendere il cammino
unitario, non interrotto da noi ma
da scelte sbagliate di altri. Tutti i
processi — ha detto — che puntano
a questo recupero saranno attentamente
soppesati. Sul Mezzogiorno
vi può essere quella comunità
d’intenti suscettibile di far
superare i contrasti».
Intanto c’è l’appuntamento del
18 ottobre e ieri Guglielmo Epifani,
davanti alle commissioni Bilancio
di Camera e Senato, ha spiegato
le ragioni della protesta «che si
confermano e si rafforzano» contro
la Finanziaria. «È una manovra
— ha detto Epifani — senza
rigore e senza equità che non fa i
conti con la situazione economica
drammaticamente in peggioramento
negli ultimi mesi». Un peggioramento
che per la Cgil si tradurrà
«in una crescita del Pil per un
valore prossimo allo zero, piutto-
sto che allo 0,6% ipotizzato dal
Governo e senza interventi sostanziali
questo trend continuerà anche
l’anno prossimo». Ecco che il
capitolo Mezzogiorno diventa cruciale
per una ricetta anticiclica:
«L’attuale situazione —ha spiegato
Epifani —imporrebbe una politica
di anticipo e di aggressione
che però non si vede. Per il Mezzogiorno
vorrebbe dire riutilizzare
i vecchi strumenti potenziandoli.
Non si vede traccia di investimenti,
tutto quello che si vede è
spostato al 2005».
È qui che si salda l’asse con
Cisl e Uil. «Sulla Finanziaria ci
sono forti criticità sul capitolo degli
investimenti per il Mezzogiorno»,
ha detto Pezzotta che non
getta la spugna e chiede ora che
sia il Parlamento a giocare un ruolo
decisivo. «Noi lavoriamo affinché
la manovra sia migliorata —
ha detto Pezzotta — e chiediamo
sul Sud emendamenti precisi, a
partire dal credito d’imposta, patti
territoriali e bonus occupazione».
Restano poi «perplessità e dubbi
sulla sanità —ha aggiunto Pezzotta
— trasferimenti agli enti locali
e sul tasso d’inflazione programmato
all’1,4% che non condividiamo».
Altolà di Pezzotta anche sulle
pensioni: «Qualcuno vorrebbe
usare l’accetta e la mannaia ma
l’unica cosa da fare è togliere la
decontribuzione dalla delega».
Disorientata la Uil. «La Finanziaria
è un cantiere ancora aperto»,
ha detto il numero due, Adriano
Musi, che ha aggiunto: «C’è
un cartello: stiamo lavorando per
voi ma non si capisce per chi
stanno lavorando. C’è un tavolo
sul Mezzogiorno: lì vogliamo risposte
su incentivi all’occupazione, fisco,
difesa del potere d’acquisto,
capacità di erogazione dei
servizi da parte degli Enti locali e
comparto sicurezza».
Insomma, Cisl e Uil preparano
la loro battaglia da portare in Par-
lamento e al tavolo sul Sud, inaugurato
la scorsa settimana a Palazzo
Chigi. Perché, se per la Cgil è
una manovra «irrealistica», i due
sindacati firmatari del Patto hanno
appena iniziato il pressing su
Governo e maggioranza per non
farlo franare. E la crisi della Fiat
naturalmente entra nelle valutazioni
sulla Finanziaria: i sindacati
temono che le risorse possano essere
dirottate da un capitolo (per
esempio quello sugli ammortizzatori)
alla crisi del gruppo torinese
LINA PALMERINI