Prima Pagina - Editoriale PIU' PRAGMATISMO L'arretratezza del nostro sistema di rilevazione dei dati sul funzionamento del mercato del lavoro — troppo sovente difesa con una protezione della privacy che qui non c'entra proprio nulla — si sposa benissimo con il carattere fortemente ideologico dei nostri dibattiti politici in materia. Discutiamo sventolando bandiere (articolo 18, e ora la legge Biagi) o cercando di abbatterle, ma ci curiamo pochissimo di sapere quali sono gli effetti reali di questo o quel provvedimento su cui discutiamo. Il nostro Paese ha, invece, estremo bisogno di una politica fortemente ispirata al pragmatismo; di una politica, dunque, che sappia avvalersi di tutto quanto possono offrirle la statistica, l'economia, la sociologia del lavoro e delle relazioni industriali. Queste scienze non forniscono quasi mai prescrizioni univoche circa la scelta migliore da compiere — che resta compito proprio della politica — ma, quando dispongono dei dati, sanno indicare, in riferimento a una determinata scelta, chi ci guadagna e chi ci perde, come e quanto. Esse inoltre presentano l'incalcolabile ricchezza di mettere in comunicazione studiosi di tutto il mondo, di valutare comparativamente esperienze compiute in Paesi diversi; e sono, proprio per questo, il solo mezzo che possa consentire alla nostra politica del lavoro di uscire dal provincialismo che ha caratterizzato fin qui i suoi dibattiti. È il metodo del try and go: se i risultati sono buoni, si estende la riforma; altrimenti ci si muove in altre direzioni. In campo medico questo metodo è obbligatorio: nessuna terapia può essere praticata su scala nazionale prima di essere stata testata sperimentalmente. Dobbiamo incominciare a ragionare e operare così anche per curare le disfunzioni del mercato del lavoro, per cercare senza pregiudizi — né di destra né di sinistra — le soluzioni migliori. |
Meno bandiere, piu' pragmatismo (P.Ichino)
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021