sabato 1 febbraio 2003
Maroni vuole i comitati per il no
Il ministro organizza il voto contro l’articolo18. La protesta dell’opposizione
ROMA Il Cnr è stato commissariato,
per le quote latte arriva il condono,
in compenso ieri il Consiglio dei
ministri non si è ufficialmente
espresso in merito alla costituzione
di comitati «governativi» o «ministeriali»
per fare direttamente la campagna
referendaria a favore del «no»
all’estensione dell’articolo 18 alle piccole
imprese. «Non se ne è parlato» ha
assicurato il ministro all’Agricoltura
Gianni Alemanno.
Ma discussioni «collegiali» a parte
l’orientamento dei singoli componenti
l’esecutivo è quello di stare in
campo, una scelta che grida vendetta
non solo per chi, come il vicepresidente
del Senato Cesare Salvi è a
favore del referendum, ma anche
tra chi si schiera contro.
È tra questi il senatore della
Margherita Tiziano Treu per il quale
«è un atto gravissimo» la decisione
del ministro Maroni di mettersi
a capo di un’iniziativa che non ha
nulla di istituzionale. «Si tratta di
una scelta inaudita dal punto di vista
politico ed istituzionale perché
l’istituto del referendum preferisce
una scelta libera nel merito dei problemi,
piuttosto che uno schieramento
ufficiale del governo». Il rischio
paventato dal senatore della
Margherita è la radicalizzazione dello
scontro dei temi del lavoro, «il
ministro Maroni - conclude Treu -
dovrebbe valutare con più serietà e
saggezza».
A Treu risponde Renato Brunetta
che con Giuliano Cazzola è promotore
del comitato nazionale per
il «no»: l’invito è quello a tornare al
1984 e 1985, allora «il governo partecipò
attivamente alla campagna
referendaria sulla scala mobile, e
quindi non capisco perché ora l'amico
Tiziano Treu - dice Brunetta - si
scandalizzi per la possibile adesione
del ministro Maroni ai comitati per
il no». Quindi i comitati targati Palazzo
Chigi sarebbero «legittimi e
auspicabili». E visto che in premessa
Treu si era detto contrario al referendum,
l’invito di Brunetta è di aderire al suo
comitato.
Difficile che l’ex ministro del Lavoro
accetti, ma aderirà senz’altro
l’attuale titolare del dicastero, come
cittadino e leghista, il ministro Maroni
farà la sua parte nel comitato
nazionale sempreché il governo
non ne faccia di propri. E in vista di
un approdo simile «si impone una
immediata risposta di mobilitazione
e di impegno politico per il si»,
afferma un altro ex ministro del Lavoro,
il diessino Cesare Salvi, che oggi con
gli altri promotori del referendum
darà il via alla campagna per il si.
L’appuntamento è alle 12 in Campidoglio,
tra gli altri ci saranno il segretario di
Rifondazione comunista Bertinotti,
il portavoce dei Verdi Pecoraro Scanio,
il leader della Fiom Rinaldini.
È la parte della sinistra convinta
che il diritto ad essere reintegrati al
lavoro se si viene ingiustamente licenziati
debba valere anche nelle
piccole aziende. Dall’altra parte, ad
esempio nella maggioranza dei Ds,
le prese di posizioni sono diverse
ma, come ha spiegato ieri il responsabile
Lavoro della Quercia Cesare
Damiano, l'orientamento del partito
sul referendum verrà deciso «al
momento opportuno». Probabilmente
in marzo. «Siamo contrari,
nel merito e nel metodo - ha comunque
sottolineato - anche perché
divide il grande fronte formatosi
lo scorso anno». In ogni caso non
è più il momento di «fermare il referendum»
con una proposta di legge,
non è questo l’obiettivo per Damiano.
Piuttosto, sempre attraverso
una pdl, «affermare con chiarezza
che l'Ulivo ha già elaborato un
sistema di leggi che intervengono
concretamente per migliorare le
condizioni di lavoro, sia dei dipendenti
delle imprese con meno di 16
lavoratori, sia dei lavoratori atipici».
Una proposta, cioè, che «va ben
al di là del referendum».
Tornando alla riunione del Consiglio
dei ministri, da segnalare è
l’iniziativa del ministro Alemanno
che ha presentato l’ennesima proposta
di condono: questa volta ad essere
«sanati» sono quegli allevatori su
cui pendono multe per il superamento
dei plafond. Sborsando il
25% del dovuto potranno mettersi
in regola. Una decisione definitiva
il governo non l’ha ancora presa
(«mancava Bossi, ci sono garanzie
che lui vuole chiedere» ha spiegato
Alemanno). Se ne parlerà alla prossima
riunione. Con un occhio a
Bruxelles dove un condono simile
potrebbe essere considerato un aiuto
di Stato.
fe.m.