10 settembre 2002
I sindacati a Tony Blair:
non vogliamo la guerra
Oggi il premier parlerà al Congresso delle Unions
Alfio Bernabei
LONDRA I sindacati britannici hanno lanciato
una campagna di militanza che non si vedeva
dai tempi dello sciopero dei minatori del
1984. Sono pronti a scontrarsi frontalmente
col governo laburista di Tony Blair. Nei prossimi
giorni al congresso annuale della Confederazione
sindacale (Tuc, Trades Union Congress)
che ha aperto i lavori a Blackpool, i
delegati affronteranno il tema delle pensioni,
dell’apertura ai finanziamenti privati nel settore
pubblico, dell’aumento delle paghe, del ripristino
dei diritti sul lavoro, sulla crisi nella
Sanità e nei Trasporti. Si occuperanno anche
di questioni europee come il referendum sull’euro
e di quelle internazionali, specie con
riferimento all’Iraq. Ieri hanno cominciato attaccando
il «cowboysmo» e il «totalitarismo»
di Blair e Bush schierandosi nettamente contro
la possibilità di un attacco militare unilaterale.
Il premier che oggi parlerà ai delegati nel
tentativo di calmare l’ondata di risentimento
che ribolle da tempo tra le Unions è stato
duramente attaccato da numerosi leader sin
dacali che si ritengono traditi dal partito che
crearono più di un secolo fa. Dopo essersi
autocensurati per tanti anni nel timore di danneggiare
le possibilità del Labour di tornare al
governo e dopo aver dato tempo a Blair di
consolidare la sua premiership, i sindacati si
sono tolti il bavaglio per condannare l’eccessivo
centralismo a Downing Street e quello che
definiscono il «quasi thatcherismo» del New
Labour.
Anticipando il discorso che Blair farà oggi
nel quale ribadirà la necessità di attaccare
l’Iraq «se le Nazioni Unite non produrranno
risultati», il Segretario generale del Tuc John
Monks ha detto che «sarebbe un disastro attaccare
senza l’approvazione delle Nazioni Unite»
mentre Bill Morris, uno dei più rispettati
sindacalisti e leader della Trasport and General
Workers’ Union, ha avvertito che le ripercussioni
politiche di un attacco unilaterale rischierebbero
di spaccare il Labour in due tronconi.
John Edmonds, un altro influente leader
sindacale, ha esortato Blair a mettere da parte
«la tattica del cowboy» e Bob Crowe del sindacato
dei ferrovieri si è dichiarato pronto a
organizzare delle proteste contro la guerra da
vanti alle basi militari americane. Dopo questi
avvertimenti rimane da vedere come verrà accolto
Blair dalle centinaia di delegati riuniti a
Blackpool. Applausi, fischi o silenzio?
Tra gli altri argomenti di attrito con governo,
quello dell’apertura ai finanziamenti privati
nel settore pubblico, il cosiddetto «Pfi» (public
finance initiative) è diventato particolarmente
scottante. Oltre ad essere ritenuto un
ulteriore passo verso la privatizzazione di servizi
anche nei settori della Sanità e dell’Educazione,
i sindacati ritengono che si tratti di una
perdita di denaro pubblico. Un annuncio a
tutta pagina pubblicato ieri su alcuni quotidiani
da un sindacato recita: «VS Atkins è una
compagnia privata che provvede una serie di
servizi al settore pubblico. Adesso ha 18 contratti
per un valore di un milione e mezzo di
sterline. La compagnia è felice. Questo signore
nella foto è Robin Southwell, capo esecutivo
della VS Atkins. Anche lui è felice. Lo scorso
anno ha intascato 361.000 sterline di stipendio.
Ognuna di queste sterline avrebbe potuto
essere usata dal governo per pagare infermieri
e interventi medici. Voi che ne pensate?». I
sindacati sono convinti che con la scusa di
migliorare i servizi e fare economie il New
Labour stia arricchendo società private completamente
inutili coi soldi dei contribuenti.
Sulle pensioni i sindacati vogliono fermare
il trend che ormai vede quasi tutte le società
esimersi dal pagare i contributi e disfarsi dei
fondi pensionistici, fenomeno che già impone
a molti operai e impiegati di utilizzare il 15%
del loro stipendio per pagare i propri contributi.
I delegati discuteranno l’ipotesi di manifestazione
sulle pensioni. La questione dell’aumento
delle paghe tocca molte categorie di
lavoratori nel settore pubblico. I vigili del fuoco
intendono scioperare in autunno per chiedere
il 40% di aumento.
Quanto ai rapporti coi datori di lavoro e il
diritto di sciopero che molti hanno perso attraverso
particolari tipo di contratto, il Tuc è
unanime nel chiedere il ripristino di quei diritti
che furono annullati dalle leggi antisindacali
istituite sotto il thatcherismo e che il Labour
sotto molti aspetti ha fatto sue. Quanto all’euro,
l’entusiasmo dei sindacati si è raffreddato,
temono tra l’altro un caroprezzi, e molte
Unions vorrebbero rimandare il referendum
di qualche anno.