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20.06.2002 Licenziamenti, Maroni stringe i tempi di Bianca Di Giovanni Che si sia arrivati alla stretta finale lo spera Antonio D’Amato, lo vuole il ministro del Welfare Roberto Maroni («faremo una proposta ultimativa»), lo negano molto genericamente Cisl e Uil, ma lo conferma il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi che parla di una bozza complessiva dell’esecutivo. In ogni caso per oggi si prevede - stando alle voci - un’intesa di massima su ammortizzatori sociali (con uno stanziamento annuo di 6-700 milioni di euro) e sospensione dell’articolo 18, «ridotta», sembra, ad una sola ipotesi delle tre iniziali, quella per le aziende che superano la soglia dei 15 dipendenti. Insomma, la più pericolosa («che accadrà a chi è già sopra quel limite? Se si spinge per l’uniformità di trattamento cosa si risponde?», si chiede Cofferati). Ma oggi non si firmerà. L’evento arriverà in pompa magna il 2 luglio, quando Palazzo Chigi farà il secondo round di consultazione su Dpef e tavoli aperti con le parti sociali (oltre al lavoro, fisco, Mezzogiorno e sommerso). E allora si salvi chi può: cifre e stanziamenti «annegheranno» nelle filosofie Tremontiane. Per ora, comunque, siamo agli annunci. E ad una marea di indiscrezioni anche molto dettagliate, che non nascondono comunque qualche cono d’ombra su una strada apparentemente in discesa. I sindacati vogliono chiarire per quanto tempo si stanzieranno quei 7-800 milioni di euro destinati a finanziare la nuova indennità di disoccupazione. Certo, se fosse una tantum sarebbe una beffa. Sulla formazione avranno pieni poteri gli enti bilaterali (costituiti da rappresentanti aziendali e sindacali), che ne cureranno la gestione e la programmazione. Le imprese che versano contributi agli enti godranno di incentivi fiscali. I settori che non usufruiscono di tutele dovrebbero utilizzare il trattamento di disoccupazione base. La «bozza»prevede infine l'«ammortizzatore di ultima istanza» destinato a coloro che versano in particolare stato di disagio. Sarà inevitabile intrecciare i risultati dei tavoli con le prospettive del Dpef, e la miscela si preannuncia esplosiva. La teoria del bastone e la carota (cara a Giulio Tremonti) potrebbe nascondere un micidiale gioco illusionistico, in cui si finge di concedere. Come nel caso dell'articolo 18, dove si finge di arretrare da tre casi a uno, ma in realtà si aggiunge l'uno allo zero iniziale. Insomma, quel «patto per il Paese» invocato dal premier mercoledì potrebbe rivelarsi una gigantesca trappola mortale. |
Licenziamenti, Maroni stringe i tempi
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021