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Le grandi città d’arte perdono quota |
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La domanda di cultura è in crescita da 5 anni. I consumi delle famiglie in questo campo sono aumentati del 2,1% nel 2003 dopo il +1,2% del 2002. Tra gennaio e settembre 2003 c’è stata una ripresa del turismo italiano (+1,3% di presenze ufficiali) a fronte di un calo (-5,6%) delle presenze straniere; il consuntivo segna però un -1,6 per cento. I turismo culturale rappresenta l’1,3% con un fatturato di circa 2• miliardi (26% del fatturato totale del settore turistico). Il "turista culturale" è poi più favorevole ad aprire il portafoglio. La spesa media di questo turista infatti è stimata pari a 101 euro, contro i 67 euro generali. Tra le mostre più visitate nel 2003 in testa c’è quella sui Faraoni a Palazzo Grassi a Venezia con 620mila visitatori. Al secondo posto la rassegna sull’impressionismo e l’età di Van Gogh alla Casa dei Carraresi di Treviso con 602mila ingressi. Due eventi italiani davanti a due "colossi" come il Museé de Luxembourg di Parigi (587mila visitatori per la mostra su Modigliani) e del Guggenheim di Bilbao (582mila persone a vedere la rassegna su Calder). A "tirare" sono le città d’arte minori il cui peso è passato dal 53% del 2002 al 61% del 2003 sul totale del turismo culturale. Per le grandi città d’arte il 2002 è stato un anno buono. Nei musei civici i visitatori sono aumentati dal 7 al 16% rispetto a quelli statali. Ciò è dovuto alla nuova politica di programmazione attenta alle esigenze di una domanda in crescita. Nel 2003, invece, il Rapporto segnala una flessione che è legata sia alla congiuntura sfavorevole sia alla chiusura per rinnovo o ristrutturazioni di molti musei importanti (tra cui cinque a Milano, Palazzo Madama a Torino e Palazzo Vecchio a Firenze). Così Milano ha avuto solo 1,2 milioni di visite, Firenze ha perso 70mila visitatori (-12% rispetto al 2002), Torino e Roma hanno subito cali dell’1 e dell’1,7%; unica città in controtendenza Venezia (+2%). Il Rapporto Federculture rileva che solo negli ultimi 12 mesi sono sorte 40 gestioni autonome tra Fondazioni, associazioni, Spa e istituzioni. Tra le più importanti la Fondazione Torino Musei, Brescia Musei Spa, Fondazione Musei Senesi, l’Istituzione Teatro Carlo Gesualdo ad Avellino, la Scabec Spa della Regione Campania. Il che porta a oltre 300 realtà di gestioni autonome realizzate negli ultimi 10 anni. Il grido d’allarme di Federculture è per il futuro di queste imprese culturali. La cosiddetta riforma dei servizi pubblici locali (Dl 269 del 2003) esclude che musei, teatri, biblioteche e servizi per lo spettacolo possano essere affidati a terzi (i privati) ed esclude anche la presenza di questi ultimi nelle Spa costituite. Unica concessione per gli affidamenti è che la Spa affidataria sia una società a capitale pubblico. Anche per le sponsorizzazioni la strada è in salita, denuncia Federculture. Le società impegnate in questa attività sono oggi il 57% del totale per un valore di 1,6 miliardi, ma tra 2001 e 2003 c’è stata una contrazione di oltre il 5 per cento. Le Fondazioni ex bancarie hanno destinato meno soldi alla cultura: i finanziamenti sono calati al 28,9% del totale (34,1% nel 2001). E lo Stato ha destinato al ministero dei Beni culturali solo 2,2 miliardi (lo 0,39% dell’intero bilancio) ossia -33% rispetto al 2000. Gli enti locali nella media destinano circa il 3% dei bilanci comunali alla cultura. |
Le grandi città d’arte perdono quota
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021