Pagina 6 - Economia DOPO L’ACCORDO al confronto decisivo di Bruno Ugolini Le diverse anime del maggior sindacato italiano sono orientate, dunque, nella loro maggioranza, ad andare al voto dei lavoratori battendosi per un parere positivo, senza incertezze. E' questo l'orientamento dell'anima che si autodefinisce riformista, rappresentata da dirigenti come Achille Passoni, Marigia Maulucci, Mauro Guzzonato, Nicoletta Rocchi, Agostino Megale e altri. C'è però da sottolineare il fatto che l'anima che s'ispira alla nuova formazione di Fabio Mussi (Sinistra democratica) può vantare addirittura d'essere tra i principali artefici, naturalmente accanto a Guglielmo Epifani, dell'accordo. Basti pensare che tra loro c'è Morena Piccinini che nel negoziato curava l'intera materia previdenziale. E c'è Fulvio Fammoni (mercato del lavoro). Mentre Paolo Nerozzi ha in larga misura gestito il buon esito della trattativa che ha portato all'intesa sul pubblico impiego. E poi c'è la terza anima dissenziente di "Lavoro e società" e, soprattutto, dei metalmeccanici. Ma la Fiom al suo interno presenta linguaggi diversi. Ascoltiamo le esternazioni di Giorgio Cremaschi (per l'area "20 aprile") che accusa Rifondazione Comunista di compiere una specie di gioco delle parti, opponendosi blandamente alle scelte di Romano Prodi e Cesare Damiano. La sua è una scomunica totale dell'accordo. Mentre il segretario generale dei metalmeccanici Cgil, Gianni Rinaldini, accanto a critiche pesanti, specie sullo scalone, registra opinioni positive sui lavori usuranti e sulle prime misure per i giovani. E chiede, giustamente, misure di fiscalità generale per assicurare davvero pensioni decenti ai parasubordinati. Ma sono proprio questi ultimi, i giovani, uno dei quattro punto centrali e di qualità in un accordo che Paolo Nerozzi non indugia a definire "epocale", anche se comprende le "sofferenze" su certi aspetti. Per la prima volta i lavoratori non "danno" bensì "ricevono". Tra gli aspetti positivi, c'è un elemento che nessuno ha spiegato e che suscita tra i lavoratori grande preoccupazione. Riguarda quelli che raggiungono i 40 anni di contributi. Qui la legge Maroni è stata assai modificata. Attraverso quattro finestre e non più due, costoro potranno, infatti, andare in pensione, senza essere compresi nelle quote. Altri elementi riguardano le donne e i lavoratori "usurati", un milione e quattrocentomila casi. Con diritti "esigibili", spiega Nerozzi, ovverosia che si potranno esigere davvero. E sono figure sociali, i giovani, le donne, gli usurati, i "quarantini", sostenute solo dai sindacati nel duro negoziato. Su di loro quelli che ora strepitano allora tacevano. brunougolini@mclink.it
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Le anime della Cgil al confronto decisivo (B.Ugolini)
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021