Un ex saldatore per tenere unita la Fiom. Scherza Maurizio Landini, nuovo segretario generale del sindacato metalmeccanico, ma lui, il saldatore, lo ha fatto davvero all'età di 15 anni, quando ha cominciato a lavorare, prima di iniziare la carriera sindacale. Tutta in Fiom: segretario della sua città, Reggio Emilia, dove è nato nel 1961, poi dell’Emilia, di Bologna, infine a Roma, nella segreteria nazionale dal 2005. Un sindacalista emiliano puro, pragmatico e combattivo, cresciuto nella Fiom di Claudio Sabattini e nel culto di quel rinnovamento avviato allora dallo storico dirigente sindacale fondato su autonomia, democrazia, conflitto e apertura ai movimenti (per la pace e poi anche quello antiglobalizzazione). Punti che caratterizzano ancora la Fiom, dopo gli otto anni di gestione del successore di Sabattini, Gianni Rinaldini che per Landini è stato un po’ il tutor nell’approdo a questo incarico e che ha “lasciato” rivendicando la specificità della Fiom, il fatto “di non essersi presi molto” con il segretario generale Guglielmo Epifani . Landini è stato eletto con un grande consenso: su 175 aventi diritti e 166 votanti, i sì sono stati 124, i contrari uno solo mentre i 40 astenuti fanno riferimento alla minoranza della Fiom che sta con Epifani. A determinare il mantenimento della maggioranza congressuale della Fiom la scelta di Giorgio Cremaschi – storico dirigente e espressione della sinistra interna - di ritirare la propria candidatura “anche se mi sarebbe piaciuto fare il segretario della Fiom”. Ma a Landini, Cremaschi ha assicurato l’appoggio anche perché insieme a tutta la minoranza della Cgil (17 per cento al congresso) daranno vita all’Area programmatica “La Cgil che vogliamo”. “La notizia più interessante degli ultimi giorni – dice Landini al Fatto - è che nel rinnovo delle Rsu dell’Ilva di Taranto, 13 mila addetti, un impianto antichissimo, il delegato Fiom che ha preso più voti ha 26 anni. Dobbiamo rimetterci in discussione e cambiare anche al nostro interno, riuscire a rappresentare il lavoro com’è ogg i”. Spiega che vuole battersi “per unificare il mondo del lavoro, dovremmo arrivare a un unico contratto per tutti i lavoratori dell’industr ia”. I giovani che entrano in fabbrica e si ritrovano l’uno accanto all’a l t ro magari con sei-otto tipologie contrattuali diverse: più o meno precarie, più o meno definite e magari appartenenti a diverse categorie sindacali. Landini si accende: “Se ci sono gli accordi separati è perché i lavoratori non possono votare sul proprio contratto e stabilirlo a maggioranza. La democrazia non può fermarsi fuori dalla fabbrica e noi su questo faremo una battaglia a fondo”. La Fiom ha raccolto le firme in calce a una legge di iniziativa popolare che sarà presentata al Parlamento nei prossimi giorni: “S arà il nostro contributo alla battaglia più generale contro il nuovo autoritarismo che passa tramite le tante leggi-bavaglio”. Nell’immediato, ci sono però questioni sindacali più concrete. Innanzitutto il contratto dei metalmeccanici: la Fiom non ha firmato l’ultimo ma è firmataria di quello che scade nel 2011 ed è pronta a preparare la propria piattaforma contrattuale. E poi c’è la Fiat, Pomigliano, un tavolo separato già avviato con Fim, Uilm e Ugl da parte dell’azienda e che sarà recuperato oggi da un incontro “in solitar ia” tra Fiat e Fiom. “Pratica un po’ strana - dice Landini – ma noi siamo pronti a una vera trattativa. A condizione che non sia un “prendere o lasciare”. Solo che la Fiat propone condizioni che peggiorano gravemente la situazione in fabbrica: aumento degli straordinari obbligatori a 120 ore annue, eliminazione delle pause, 18 turni e soprattutto sanzioni ai lavoratori in malattia o in caso di sciopero. Un programma inaccettabile”. Non sarà facile, quindi, come non sarà facile fronteggiare il governo, gli effetti della sua manovra da 24 miliardi e i suoi progetti di riforma dello lo Statuto dei lavori (annunciata dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi). Landini ha già proposto a Epifani di organizzare “un presidio di massa davanti al Parlamento quando lo Statuto e la legge sull’arbitrato arriveranno in aula”.