mercoledì 16 aprile 2003
La Rinascente si lamenta
sono scomparsi i clienti
arabi e statunitensi
Luigina Venturelli
MILANO Gli effetti nefasti della guerra non hanno risparmiato neppure La Rinascente, il colosso della distribuzione che, fra i turisti stranieri, è considerato il simbolo del made in Italy nello shopping da grande
magazzino. «Nelle prime due settimane di aprile - ha affermato l’amministratore delegato del gruppo, Giovanni Cobolli Gigli - sono diminuiti del 42% gli scontrini tax-free nei negozi di Milano, Roma e
Firenze».
Il collasso delle ricevute emesse a favore dei clienti provenienti da paesi esterni all’Unione Europea è diretta conseguenza del crollo del turismo straniero dall’inizio del conflitto iracheno, che si è fatto pesantemente
sentire soprattutto nelle città d’arte. «Gli americani sono del tutto scomparsi - ha continuato Cobolli - ma anche le presenze arabe, che qui hanno un’incidenza economica fortissima, sono sensibilmente diminuite. Meno pesante è stato invece il calo dei turisti giapponesi ed, in generale, asiatici».
Per questo, nonostante il periodo pasquale sia solitamente caratterizzato dalla crescita dei consumi, il mese corrente non si chiuderà con gli abituali successi di cassa: «Gennaio è stato un ottimo mese, febbraio buono e marzo riflessivo. Per aprile prevediamo un piccolo incremento generale
pari allo 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando, in situazioni diverse, ci saremmo aspettati una crescita del 2%».
Migliore, invece, il bilancio del gruppo nel settore della distribuzione alimentare (marchio Auchan), grazie alla «politica di contenimento dei prezzi che ha consentito di ridurre mediamente il costo dei prodotti dello 0,6% in confronto allo scor- provvedere un nuovo marchio - di
cui non è ancora stato deciso il nome -pensato espressamente per il pubblico giovane, che debutterà con l’apertura al pubblico a fine settembre della Galleria Colonna, di fronte a Palazzo Chigi, nel centro
storico della capitale.
L’ottimismo è confortato anche dalla caduta delle accuse sull’utilizzo di pellicce di cani e gatti nei capi d’abbigliamento della catena. A gennaio,
infatti, la Lega Antivivisezione, in base ad un test del Dna, aveva lanciato
un’estesa campagna contro La Rinascente, a cui si imputava di spacciare
per procione selvatico la pelle e il pelo di animali domestici.
Ma le ulteriore analisi commissionate dal gruppo alle università di Helsinki,
Piacenza e all’Istituto sperimentale di Napoli per l’Industria delle pelli
hanno sconfessato l’ipotesi: trattasi di murmansky, appunto, di procione
selvatico. Si attende, dunque, la riabilitazione d’immagine conseguente.
E, nell’attesa, si sono percorse le vie legali, con una procedura di citazione della Lav per diffamazione al tribunale di Roma. «Abbiamo ricevuto
centinaia di telefonate di protesta da parte di clienti indignati - ha detto l’amministratore delegato Cobolli - per questo non si tratta tanto di quantificare il danno economico, ma di tutelare la nostra immagine».