il 50% riduce il tenore di vita L´identikit del consumatore titubante è tracciato dall´Ipsos, in uno studio-sondaggio dal titolo significativo: «Comprare in recessione: le nuove strategie dello shopper». Si scopre così che quando il cavallo non beve, l´economia arranca e la sfiducia dilaga, il consumatore è più occhiuto, selettivo. «E´ meno facilone, più attento alla sostanza. Ma è spinto dalla necessità, più che dalla virtù», nota la sociologa Chiara Saraceno. E infatti lo shopper dei giorni bui sta attento ai prezzi (77% degli intervistati), acquista le confezioni-famiglia (65%), preferisce gli sconti immediati alle raccolte punti (83%), utilizza le tessere fedeltà (42%) e, per risparmiare, affronta percorsi più lunghi (53%). Davanti allo scaffale, indugia anche 40 secondi prima di scegliere. Abbandona la marca abituale per le offerte. «C´è la paura che la povertà ci arrivi addosso», ragiona il sociologo Franco Ferrarotti. «Ma se in passato la grande miseria affliggeva le masse, oggi colpisce gli individui parcellizzati, uno ad uno». Così, anche chi ha il contante «se lo tiene stretto» e i consumi vanno giù. Ipsos, nel suo sondaggio, scopre pure che il 40% degli intervistati nell´ultimo anno ha consumato tutto il suo reddito e che per il 48% di loro è stato «relativamente difficile» mantenere il tenore di vita in tempi di recessione. Per riuscirci, le famiglie elaborano vere e proprie strategie: non solo stanno attente ai prezzi, ma riducono i consumi meno basilari e rinviano quelli importanti. Spesso, ricorrono anche al doppio lavoro. «Paradossalmente non soffrono tanto delle cose gravi, concrete, ma della paura che si verifichino. E anticipano gli eventi con i loro comportamenti», rileva l´economista Giacomo Vaciago, che osserva: «Da noi il reddito potenziale è fermo». Rispetto a due-tre anni fa, il «basket» dei consumi di una famiglia è cambiato. Viaggi e vacanze finiscono nel libro dei sogni: il cosiddetto delta, cioè la differenza tra chi ha incrementato il consumo e chi lo ha ridotto è a meno 29%. Taglio netto per ristoranti, pizzerie e bar, cinema, teatri e concerti (-32%). Ma i telefoni e i telefonini resistono: più 27%. Come gli spostamenti (più 18%). Poi bisogna mangiare e qui il delta è positivo: più 13%. Ma allora, perché l´Istat segnala un taglio a pane e latte? «Perché loro rilevano un dato oggettivo. Noi, invece, una percezione», spiega il ricercatore Andrea Alemanno. |
La recessione frena le famiglie
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021