Prima Pagina - Editoriale Epifani e il peso del fisco sul lavoro Oggi l'Irpef è diventata una tassa che colpisce de facto il solo lavoro dipendente: all'incirca l'80% del suo gettito proviene dal prelievo sugli stipendi di operai, impiegati e dirigenti. Il grosso della pressione — secondo alcune stime oltre il 50% — da noi finisce per abbattersi su una ristretta platea di contribuenti che ogni anno dal 1° gennaio al 20 giugno lavora per rimpinguare l'erario e solo con l'arrivo dell'estate comincia a guadagnare per sÚ e la propria famiglia. Si tratta di un'assurditÓ che non pu= non avere riflessi sulla tenuta del patto di cittadinanza che lega istituzioni ed elettori. Altro che antipolitica! Fa bene, dunque, il sindacato a mobilitarsi (anche se, per evitare le inevitabili delusioni, Þ bene che definisca un percorso realistico). Un primo suggerimento Þ quasi obbligato e riguarda la defiscalizzazione degli straordinari. Citare Sarkozy non Þ la pi¨ originale delle trovate ma l'esperimento avviato dal governo francese (½lavorare di pi¨ per guadagnare di pi¨+) va seguito con grande interesse. Copiare le cose buone non Þ disdicevole. Si potrebbe iniziare applicando un'aliquota pi¨ mite sulla retribuzione che deriva dalle ore lavorate in pi¨ e poi si potrebbe estendere la misura a tutto il salario ½da produttivitÓ +, quella parte della paga legata a rendimenti ed obiettivi liberamente negoziati. La Uil di Luigi Angeletti sostiene, ad esempio, che l'intera contrattazione salariale di secondo livello dovrebbe godere di agevolazioni fiscali e un passaggio del protocollo sul welfare va in questa direzione. Ci possono essere, dunque, delle strade laterali da percorrere per evitare di tosare ulteriormente il lavoro dipendente ma un giorno o l'altro si dovrÓ avere il coraggio di ragionare sulla via maestra, la riduzione delle aliquote Irpef. E' possibile che a un reddito di 28 mila euro sia applicato un prelievo pari al 38%? Ritoccare significativamente l'Irpef per= costa molto e si tratta comunque di una scelta che nell'immediato appare in contraddizione con la decisione adottata in Finanziaria di ridurre l'Ici su spinta indiretta di Silvio Berlusconi e diretta di Francesco Rutelli. Che fare dunque? E' possibile abbassare la pressione fiscale su operai, impiegati e dirigenti solo impostando un piano pluriennale che spalmi i costi su pi¨ esercizi e che nello stesso tempo per= sia capace di produrre risultati tangibili in busta paga. Misure una tantum come quella adottata lo scorso anno dal governo Prodi hanno il limite di non lasciar traccia e somigliare a una mancia. Si obietterÓ che operazioni cosý ambiziose hanno bisogno di avere in cabina di regia governi che abbiano davanti a sÚ un'intera legislatura e non pare essere questa la circostanza che vive il Paese. Ma ridurre la pressione fiscale sui cittadini Þ un obiettivo bipartisan. Tutti gli studi elettorali dimostrano che il voto dei lavoratori dipendenti non Þ monopolio di una coalizione. ddivico@rcs.it |
La guerra giusta del sindacato (D.Di Vico)
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021