La Cgil chiama allo sciopero

di Admin

mercoledì 27 ottobre 2021



          10 ottobre 2002
          La Cgil chiama allo sciopero
          Grande mobilitazione per il 18 ottobre, la Rai fa finta che non ci sia

          MILANO I «motori» già rombano,
          non c’è struttura piccola o importante
          della Cgil che non sia impegnata
          al massimo per preparare lo
          sciopero generale di venerdì 18 dicembre.
          Attivi e assemblee a non
          finire vengono organizate durante e
          dopo l’orario di lavoro, scontando
          le complicazioni di una lotta separata,
          ed ovunque è un pienone di gente
          incazzata col governo e coi sindacati
          che hanno firmato il patto. E
          intanto va avanti la campagna dei
          diritti con 3 milioni e 209 mila firme
          già raccolte, e adesioni non scontate,
          come a Bergamo alla Same (quarto
          produttore mondiale di trattori, con la
          holding tedesca Deutz Fahr e Lamborghini
          motori) dove al banchetto Cgil ai cancelli
          hanno firmato il presidente della Same,
          Marco Vitale, il presidente della holding,
          Vittorio Carozza e l’amministratore
          delegato. Massimo Bordi.
          Una grande battaglia di democrazia
          completamente cancellata dagli
          schermi televisivi: «È vergognoso
          come la Rai trascuri la preparazione
          dello sciopero e la raccolta
          delle firme», denuncia il segretario
          confederale Cgil Carlo Ghezzi.
          Le adesioni giungono anche da pezzi
          di società non tradizionalmente legati
          al sindacato: «Numerose realtà
          che sono con noi».
          Le manifestazioni del 18 saranno
          120, in tutti comprensori della
          Cgil. L’unica di dimensione regionale
          sarà a Torino, dove parlerà Guglielmo
          Epifani. Nei centri del Mezzogiorno
          - il buco più nero della
          Finanziaria - parlano i vertici confederali:
          Giuseppe Casadio a Catania,
          Carlo Ghezzi a Napoli, Morena Piccinini
          a Bari, Titti Di Salvo a Palermo,
          il presidente del direttivo Raffaele
          Minelli a Cagliari, Walter Cerfeda
          in Calabria. Al nord, invece, Ma-
          rigia Maulucci a Venezia, Carla
          Cantone a Bologna, Giampaolo Patta
          a Genova, Paolo Nerozzi a Milano,
          Achille Passoni a Firenze, Nicoletta
          Rocchi a Roma, Paola Agnello
          a Reggio Emilia.
          Un aspro contenzioso si è aperto
          con il ministro dell’Istruzione Lerizia
          Moratti che - spiega Ghezzi -ha
          ritardato quanto più possibile la
          comunicazione dello sciopero alle
          scuole, pur avendo diramato gli avvisi
          di uno sciopero autonomo del
          14. Per indurre il ministro a trasmettere
          la circolare, i militanti della
          Cgil scuola sono stati costretti,
          martedì l’altro ieri, a occupare gli
          uffici ministeriali. Il ministero è stato
          anche denunciato per attività antisindacale:
          «Una vergogna: boicottare
          così il libero esercizio di un
          diritto democratico», dice Ghezzi.
          Martedì scorso la Cgil è entrata nelle
          scuole e nelle università: «Per
          spiegare le motivazioni della nostra
          lotta, e per raccogliere le firme».
          Lo sciopero - dice ancora Carlo
          Ghezzi - «purtroppo è sostenuto anche
          dai fatti: si sono fatte concrete
          tutte le analisi della Cgil sia sulla
          Fianziaria, sia sulla estrema fragilità
          del patto per l’Italia, un accordo sba-
          gliato che ha prodotto una Finanziaria
          disastrosa mentre si profila una
          fase economica negativa, con la crisi
          della Fiat, e con le crisi in arrivo
          nel settore chimico e le ristrutturazioni
          pesanti nel settore del credito».
          E con il parlamento che si accinge
          a varare le deleghe sul mercato
          del lavoro che smantellano le tutele:
          invece di sostenere la qualità dello
          sviluppo, il governo ha aggredito i
          diritti e il welfare, ed ora i risultati
          sono davanti a tutti, conclude il dirigente
          Cgil, che aspetta anche di verificare
          se Maroni manderà le spie.
          g.lac.