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Tra le possibili modifiche anche la sospensione dello Statuto limitata al Mezzogiorno L´ultima carta del governo deroga per le piccole aziende Licenziamenti, allo studio un intervento "leggero"
RICCARDO DE GENNARO
A questo punto, sui licenziamenti individuali Berlusconi ha le mani libere. Deciderà dopo che le parti sociali avranno «mediato» su tutto il resto e, siccome non ci sarà lo stralcio, farà inevitabilmente pendere la bilancia a favore degli industriali. Che cosa sta studiando il governo? Non potendo evitare, senza stralcio, la grande manifestazione nazionale della Cgil e lo sciopero generale del 5 aprile, confermati ieri da Sergio Cofferati, il governo «prova» una soluzione che non irriti oltremodo Cisl e Uil, ma che nello stesso tempo non venga letta come una sconfitta, dopo i continui proclami di Maroni e Fini sulla necessità di aprire una breccia nell´articolo 18. Due le possibilità all´esame dell´esecutivo. La prima parla, ancora una volta, di ridurre da tre a uno soltanto i casi di deroga all´articolo 18. Fino a qualche tempo fa si pensava di applicare la sospensione della tutela del reintegro dopo il licenziamento senza giusta causa soltanto ai lavoratori che vedono trasformato il contratto a termine in tempo indeterminato e non più ai nuovi assunti da parte delle imprese che salgono sopra i 15 dipendenti e a quelli che emergono dal nero. Ora, invece, si ipotizza che a subire la modifica siano soltanto i nuovi assunti delle aziende che salgono sopra la soglia di applicazione dello Statuto dei lavoratori, una soluzione - questa - che è sicuramente meno gradita dell´altra dalla Confindustria. La seconda possibilità che il governo potrebbe prendere in considerazione è quella di uno stralcio delle modifiche all´articolo 18 della delega lavoro per poi farle rientrare in un provvedimento che preveda incentivi per il Mezzogiorno. È chiaro che nella scelta della via d´uscita peserà non poco l´opinione della Confindustria, che finora aveva sostenuto: «Se non si parlerà di articolo 18 saremo noi a non sederci al tavolo». La nuova mossa di Maroni è, infatti, l´occasione per la Confindustria non per fare dietrofront, ma per incalzare ulteriormente il governo: «Ormai la partita mi sembra che sia nelle mani del governo - dice il direttore generale Stefano Parisi - che dovrà dimostrare se crede nelle riforme e nel cambiamento o se non ci crede». Il problema è che la maggioranza è divisa: il capogruppo alla Camera di Ccd-Cdu, Luca Volontè, ieri è tornato a chiedere lo stralcio. |