| VENERDÌ 27 FEBBRAIO 2004 |
| Pagina 36 - Economia | |
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L´inflazione rialza la testa Nelle città campione sale al 2,3%. Torino al primo posto
In calo computer e cellulari Il governo e le imprese: i dati non sono allarmanti
In attesa della prima analisi dei dati da parte dell´Istat ? che oggi stesso potrebbe riservare qualche amara sorpresa con un arrotondamento al 2,4% dell´inflazione ? Torino, Trieste e Ancona, con una crescita di mezzo punto percentuale in un mese, sono le città dove i prezzi restano più caldi della media nazionale. Torino guida anche la classifica per rincari anno su anno col 3%. Secondo Donato Berardi, economista di Ref, «pesano in modo consistente i servizi sanitari, a causa dei ticket regionali, e i trasporti. In particolare il calo dell´euro sul dollaro ha mantenuto alti i prezzi dei carburanti, mentre salgono anche i biglietti aerei nazionali. In ogni caso, febbraio sconta la forte riduzione dei prezzi dei farmaci apportata lo scorso anno». Discorso a parte meritano le comunicazioni, che anche a febbraio si guadagnano sul campo la medaglia di capitolo più virtuoso del paniere: «I prezzi del comparto - spiega Berardi ? scendono soprattutto grazie alla concorrenza in arrivo dal Sudest asiatico, con prodotti, come computer e cellulari, di crescente qualità e listini bassi». E un´analisi di Ref sui dati provvisori, mostra incrementi medi del 4% per "generi alimentari e bevande analcoliche", del 7,9% per "bevande alcoliche e tabacchi", incrementi del 3,4% per "alberghi, ristoranti e pubblici esercizi". Le reazioni più preoccupate al nuovo rialzo dell´inflazione arrivano dal fronte sindacale e dai consumatori che parlano di un aumento «pericolosissimo». I commercianti e Confindustria gettano invece acqua sul fuoco: l´aumento «non è allarmante, si tratta solo di un aggiustamento e non di un´inversione di marcia». Un´analisi condivisa dal viceministro delle Attività produttive Adolfo Urso, che invita tutti «a non abbassare la guardia per centrare la previsione, confermata anche dall´Isae, di un carovita al 2% entro l´estate». Che la crescita di febbraio non sia allarmante, lo conferma pure il direttore generale di Confindustria. Stefano Parisi si dice infatti «fiducioso nella moral suasion messa in atto dal governo». Tutte rassicurazioni che non convincono però i sindacati. Secondo la Cgil l´aumento di febbraio è «molto pericoloso» soprattutto perché la distanza dall´inflazione programmata, come sottolinea il segretario confederale Marigia Maulucci, «decreta il peggioramento delle condizioni materiali di lavoratori e pensionati e l´aumento delle disuguaglianze fra classi di reddito». E Raffaele Bonanni della Cisl rilancia chiedendo al governo «una cura con dosi da cavallo e il raggiungimento di un nuovo patto sociale che metta un freno all´impoverimento e dia garanzie alle famiglie italiane». La Uil, invece, punta ad una seria politica di controllo di prezzi e tariffe, perché «al di là degli annunci roboanti ? spiega il segretario confederale Paolo Pirani - non sembra che il governo stia facendo passi in questa direzione». E scettici sono i commenti dei consumatori: «L´inflazione è decisamente più elevata e il motivo dell´inesattezza delle misurazioni sta nella scarsa accuratezza delle rilevazioni territoriali e nell´inadeguatezza del paniere» attacca Rosario Trefiletti dell´Intesa dei consumatori. |